di Fabrizio Basso

La Buona Novella diventa un'opera rock e la PFM è artefice di una rivoluzione rock! Franz Di Cioccio, anima della band, racconta come si è arrivati a concretizzare questo progetto. Complicato, impegnativo ma gratificante. Perché La Buona Novella è ritenuto uno degli album più complessi di Faber e metterci le mani è rischioso. A meno che non si sappia dove metterle. E Franz Di Cioccio e la PFM sono provetti chirurghi di note.

Il primo passo qual è stato?
Trovare musiche legate ai protagonisti: i romani erano cattivi e marceranno con un rock cattivo, i farisei erano cinici e avranno un rock cinico, l’Ave Maria sarà elettrica e commovente.
E' un'opera complessa.
Credo tra le più complesse. E’ un concept e in quanto tale la PFM lo ha ripreso in mano e adattato
Nel 2010 l’album compie 40 anni.
Partecipare al progetto fu straordinario. Ci chiamavamo I Quelli e fu l’ultima volta che lavorammo come session man: stava nascendo la PFM. Anzi fu la penultima: dopo facemmo con Lucio Battisti La canzone del sole. Per noi fu importantissimo quel periodo che ci permise di lavorare con Fabrizio e col suo amico e produttore Gian Piero Reverberi.
Voi sul finire degli anni Settanta andaste in tour con Fabrizio.
Da quell'esperienza nacquero due dischi. In quell’occasione suonavamo dal vivo Maria nella bottega del falegname e Il testamento di Tito in sequenza, unite da una sessione musicale. Da allora La buona novella è rimasta nei nostri pensieri. Ora, 40 anni dopo, siamo più maturi e abbiamo decisa di rileggerla.
Quando è scattata la scintilla?
L’occasione è stata il Festival Biblico di Vicenza. L’abbiamo riscritta cambiandone modi e forme e aggiungendo musica. Il tutto nel nome, e nella storia, della PFM. La buona novella è la storia delle storie. E noi l’abbiamo trasformata in opera-rock.
Nessun intervento sui testi?
Neanche sfiorati. Fabrizio ha dato fiato alle voci del popolo e umanizza Gesù quando dice non voglio pensarti figlio di Dio ma figlio dell’Uomo fratello anche mio. De Andrè non giudica ma induce alla riflessione.
Cosa è la buona novella?
E' il sorriso della Gioconda. Oppure ha presente quando Verdi realizzò il Falstaff? Era più di un’opera, era un pezzo di cuore. Ecco cosa è per noi La buona novella.
Non avete tentato di entrare nella stesura dell'opera ai tempi?
Eravamo troppo giovani per poter entrare nelle partiture e comunque se ci avessimo tentato Reverberi ci avrebbe mozzato le falangi.
L'attualità dell'album è innegabile.
Nel 1968 De André poteva cavalcare l’onda della protesta e invece ha scelto di raccontare il primo rivoluzionario della storia dell’umanità.

Lo spettacolo debutta il 19 dicembre a Senigallia. E' poi uscito un libro sul disco, La Buona Novella compie 40 anni e l’autore è il Riccardo Storti. La Fondazione Fabrizio De André Onlus pubblica TourBook – Fabrizio De Andrè 1975-1998, un album fotografico che ripercorre tutte le tournée di Faber con immagini mai viste, schizzi originali dell’allestimento dei palchi, ritagli di giornali dell'epoca, pass, tourbook, manoscritti e documenti originali. Infine è in tournée la versione teatrale della Buona Novella per la regia di Roberto Lena. Speriamo che il messaggio che ne esce ci renda tutti, se non più buoni, più sereni

Fabrizio De André ne Il Testamento di Tito