di Marco Agustoni

Mercoledì 9 dicembre prenderà il via l’undicesima edizione del Premio Videoclip Italiano, dedicato alle migliori realtà nell’ambito dei video musicali del nostro Paese, con chiusura l’11 dicembre, quando saranno annunciati i vincitori nelle varie categorie (compresa la sezione dedicata al Premio Videoclip Indipendente). Ci parla di questo e di molto altro Domenico Liggeri, autore televisivo e regista, nonché direttore dell’evento. Leggi l’intervista.

Che cosa si è visto quest’anno in Italia, nell’ambito dei videoclip?
C’è tutto un settore della produzione di base che si sta molto interessando a questa realtà. C’è un bisogno di utilizzare un mezzo ritenuto alle volte superficiale come la musica per raccontare quel che sta succedendo intorno, sia con le canzoni che con i video. È interessante vedere come si muove l’onda figurativa, quali tendenze si notano ogni anno. È stato così quando abbiamo assistito all’esplosione del digitale, siamo stati riempiti da video di quel genere, o anche con l’animazione in flash. Ogni anno nasce una tendenza, o tecnologica o estetica, quindi non è tanto il fatto di vedere dei bei video, ma di capire la direzione in cui si muovono le cose.

In questi undici anni di vita del Premio Videoclip Italiano come sono cambiate le cose?

Le evoluzioni sono state soprattutto tecnologiche. Abbiamo visto che con l’avvento delle nuove tecnologie a basso budget i video sono passati da approssimativi e amatoriali a professionali anche quando vengono girati con pochi soldi. C’è un superamento del limite del budget. All’inizio c’è stato un esibizionismo delle tecnologie, poi sono state metabolizzate e oggi vengono utilizzate nella maniera corretta, senza fare sfoggio.

Quest’anno conferirete un Premio alla Videografia ai Finley (leggi l’intervista), una realtà giovane…
Ogni anno abbiamo puntato su un gruppo giovane: il primo anno con i Lost, il secondo con i dARI e sono sempre esplosi un secondo dopo. Ci piace segnalare questi gruppi, anche perché i giovani danno tantissima importanza alla comunicazione attraverso i video musicali, sono quelli che più se ne avvantaggiano ed è giusto che siano i primi a essere segnalati.

Dai giovani passiamo a una vera e propria istituzione: conferirete un riconoscimento anche a Renato Zero
È un premio al percorso, perché è un artista che con le immagini ha giocato e le ha usate come momento espressivo fondamentale. Ma non è un premio alla carriera, che sembrano dei de profundis.

Passiamo al Premio Videoclip Indipendente: c’è fermento anche nelle realtà indipendenti?

Il fermento è soprattutto nelle realtà più piccole, che sono costrette a muoversi di più. È il bacino da dove poter attingere la creatività, perché nella musica indipendente si può sperimentare, cosa che quando finisci con le grandi multinazionali non puoi più fare.

Tra le tante cose che ha fatto, ha anche girato dei videoclip: a quale è più affezionato?

Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, non tanto a Dedicato a te de Le vibrazioni, che ha avuto un successo talmente esagerato che è diventato altro da me. Sono affezionato a Solo lei mi dà degli Sugarfree - che è l’ultimo video che ho girato e probabilmente rimarrà tale, dato che non ho più intenzione di girarne, -perché è un mio piccolo “testamento” filosofico, poetico e anche creativo. L’ho girato come un piccolo film, infatti la fotografia era di Fabio Olmi, figlio di Ermanno, e per queste ragioni ci sono molto legato. Anche se mi manca il periodo sperimentale in cui giravo i video in super8 per i gruppi sconosciuti.

Come mai questa decisione di non girare più video?
Sono tre anni che rifiuto la media di venticinque video l’anno, per una serie di ragioni. La prima è causata dai discografici, che vogliono i video fatti di fretta, fanno delle cose assurde che si chiamano gare, come se i creativi fossero delle bestie da scatenare l’una contro l’altra, e costringono i registi a omologarsi e fare cose banali. Io per fare un video ho bisogno di tre mesi, come se fosse un piccolo film. L’industria invece ha bisogno soltanto di risultati immediati. Non voglio avere a che fare con questo sistema di produzione. Poi quel che ho fatto io con Dedicato a te non mi risulta l’abbia ancora fatto nessuno, per cui confrontarmi con me stesso non mi interessa.

A proposito di Dedicato a te: degli spin-off che ci sono stati cosa ne pensa?

Credo che non citare mai l'autore dell'originale sia stata una grande indelicatezza da parte di Elio (guarda il video di Shpalman) e Frankie HI-NRG (guarda il video di Chiedi chiedi). Soprattutto Elio e le storie tese, che si proclamano fautori della correttezza, dicono che a loro è stato rubato un Sanremo e quant’altro, e non hanno mai avuto la grazia di citare l’autore del video, così come Frankie.