di Marco Agustoni

Sono passati sette anni da 100th Window, quarto album in studio dei Massive Attack, band nata a Bristol nei primi anni '90 e diventata simbolo di nuove sonorità assieme a colleghi come Tricky o i Portishead. Ora, anticipato dall'EP Splitting the Atom, sta per uscire il nuovo disco Heligoland, previsto per il 5 febbraio 2010 (tra gli ospiti, Damon Albarn, Martina Topley-Bird e Horace Andy). Ne hanno parlato alla stampa Robert “3D” Del Naja” e Grant “Daddy G” Marshall, il primo disinvolto e ciarliero, il secondo silente e scrutatore. Leggi l'intervista.

Cos'è cambiato tra la realizzazione di quest'album e di quello precedente?
Robert: Tra questi due album, per quel che riguarda me, ho composto molte colonne sonore e si trattava di un'esperienza diversa dal solito. All'inizio era interessante, ma poi dovevo rispondere sempre alle stesse esigenze ed è diventato un lavoro troppo prevedibile. Per questo disco ho voluto semplificare, togliere effetti e riverberi inutili. Oggi si è un po' persa la percezione dell'importanza dello spazio e si tende a riempire tutto. Con Blue Lines eravamo stati attenti a lasciare degli spazi ed è così anche per quest'ultimo album. Invece, 100th Window era un lavoro più complesso.

A proposito di colonne sonore, ha lavorato anche a Gomorra di Matteo Garrone...
Robert: Da questo punto di vista mi è piaciuto lavorare su Gomorra, perché non c'era una musica preesistente e ho avuto carta bianca. Tra l'altro, mi chiedo se la situazione a Napoli sia poi così diversa dalla situazione politica a livello nazionale, per quanto riguarda il governo italiano.

La politica influenza molto la vostra musica?
Robert: [Nella nostra musica] la politica è una p minuscola, perché lavoriamo con tante persone e ognuno ha la propria visione e cultura, quindi siamo molto rispettosi di questa diversità. Però ovviamente commentiamo quel che ci circonda.

È vero che avete da parte altro materiale inedito che però non è stato inserito nel disco?
Grant: C'è del materiale in più, ma non siamo ancora sicuri di cosa ne faremo. Probabilmente una parte la metteremo a disposizione per il download o magari questi brani saranno la base per il prossimo disco.

Sono fondate le voci di un vostro riavvicinamento con Tricky?

Robert: È già da un po' che siamo in contatto con Tricky. Di recente lo abbiamo incontrato a Parigi a un nostro spettacolo ed è stato bello vedere che anche se è passato tanto tempo siamo ancora in sintonia.

Come ci si sente ad aver attraversato quasi due decenni di musica?
Robert: È interessante perché abbiamo vissuto una completa rivoluzione a livello musicale. Il cambiamento più grande è stato l'avvento di internet e del digitale. Anche se siamo una band, siamo nati come dj e abbiamo cominciato rubando sample da altre canzoni e usandoli per le nostre, che è un po' il modo in cui ci si approccia alla musica oggi. Forse possiamo essere annoverati tra i più grandi ladri della nostra generazione. (ride) E alle volte provavamo a camuffare i nostri sample cosicché la canzone originaria fosse irriconoscibile.

E del download gratuito cosa ne pensate?
Robert:  È una fase evolutiva dell'industria musicale, che prima era appannaggio di poche multinazionali. Ore è tutto più democratico. È un momento di transizione ed è difficile dare il giusto valore alla musica, ma si tornerà a farlo.

Quali film, dischi o libri di questo decennio vi hanno colpito?
Grant: Non ho visto molti film nell'ultimo decennio... e non ho neanche ascoltato molta musica. (ride)
Robert:  È stato un decennio tranquillo.
Grant: Poi ho tre bambini, che prendono molto tempo.
Robert: Sembra quasi che non sia passato un vero decennio, politicamente siamo messi male e non è successo nulla di fondamentale.

Cosa avete preso dagli ospiti del vostro album?
Robert: Abbiamo preso molto da loro e qui mi ricollego al discorso del rubare. Comunque, è stato interessante mettere i nostri ospiti in situazioni a loro non congeniali e vedere come reagivano.

Nel disco avete suonato ancora una volta con Horace Andy, vostro collaboratore di vecchia data...
Grant: Penso che Horace rappresenti l'ethos dei Massive Attack, perché pur essendo un cantante giamaicano tradizionale non si trova a disagio a suonare in un contesto diverso dal suo.  È proprio l'esemplificazione del discorso che abbiamo appena fatto sugli ospiti del disco.