In economia come nella musica oggi come oggi un battito d’ali di una farfalla provoca disastri a distanza. Non sappiamo bene se venga prima l’uovo o la gallina, il gruppo o la teoria economica, ma sappiamo bene che è peccato mancare a un concerto Butterfly Effect. Ci sono mondi che non devono necessariamente conoscersi per esistere ed essere identici nello stesso tempo e nello stesso spazio. Questo spiega come sia possibile che dall’Australia all’Inghilterra, passando per Stati Uniti e Giappone, delle chitarre elettriche insieme a dei tamburi riescano grosso modo a trovarsi d’accordo su di una parola: rock. È un linguaggio che piace che è riconosciuto da milioni di padiglioni auricolari e, oggi, milioni di lettori mp3. Perchè? Perchè sono droga, sono concentrati chimici adrenalinici, soluzioni da laboratorio più alchimie da mago medievale.
I Butterfly Effect sanno tutto questo, non sono streghe, ma come in Fantasia della Disney se gli dai una chitarra al posto della scopa potresti anche credere di aver visto ippopotami ballare, eserciti di piedi, mani esultare, teste di capelloni agitarsi. È il rock, bellezza. Se avete creduto agli Audioslave, avete spalancato braccia e occhi con i Creed e ancora oggi vi godete i Muse, avete trovato un nuovo idolo da incensare. Australiani di Brisbane, scoperti dal produttore di U2, Pearl Jam, Ozzy Osbourne, e resi celebri dall’agente di Kylie Minogue, i Butterfly Effect al loro terzo album in studio, Final Conversation of Kings (2008), portano in giro il live della special edition in 2 dischi dell’ultimo lavoro, grazie al successo europeo dello scorso tour. Aprono i nostrani Havet e segue To the tune of 5000 screaming chickens, dj set. L'appuntamento è mercoledì 16 dicembre 2009 al Magnolia di Milano: si comincia alle ore 21.30, il biglietto costa 10 euro più la tessera Arci.

Butterfly Effect in Aisles of White



Havet in 16