di Fabrizio Basso

Come la lingua di una morena: sempre in movimento. La Casa del Vento è come la punta di un ghiacciaio: pare immobile e invece guadagna centimetri senza farsene accorgere. Ma poi si vedono e si sentono. Il gruppo di Arezzo ha (musicalmente) sedotto nietepopodimenoche Patty Smith, la musa del rock. E poi, col suo disco più recente, Articolo Uno va a sgretolare credenze costituzionali a partire dall'articolo uno, appunto, che definisce l'Italia una repubblica fondata sul lavoro. L'album è aggressivo e conta collaborzioni importanti quali l'attore (e musicista) Ascanio Celestini, Francesco “Fry” Moneti dei Modena City Ramblers, David Rhodes, chitarrista di Peter Gabriel, Andrea “Pupillo” De Rocco dei Negramaro e i dialoghi tratti dal film Tutta la vita davanti che il regista Paolo Virzì ha concesso di utilizzare. Non mancano le voci degli uomini e delle donne che lavorano e che hanno lavorato, gli operai di oggi e di ieri: Ciro Argentino di Thyssenkrupp di Torino; Adriana Sensi di Lebole di Arezzo; Mario Giusti di Fabbricone di Arezzo; Mohamed Chafferdine Mahoud migrante dalla Tunisia. Come ha precisato Luca Lanzi, anima del gruppo, "c'è voglia di cambiare e non essere più solo folk o kombat rock. Proprio per questoci siamo affidati a Saveri Lanza, ci serviva una mano esterna. Vogliamo fuggire agli stereotipi: non discostarci dal folk ma deve essere chiaro che non siamo solo quello".

Innamorata di Casa del Vento è Patty Smith che "è rimasta colpita dalle nostre capacità comunicative. E' venuta a Firenze per il compleanno di Emergency. Ci ha ascoltati a lato palco: noi eravamo in acustica. Poi abbiamo passato due giorni con lei a suonare, arrangiare e musicare due canzoni che dovrebbero andare nel prossimo disco". Ma la speranza è di essere chiamati ad aprire le date italiane del prossimo tour della Smith. La Casa del Vento, nome che deriva da una casa in cima a una collina "e che abbiamo scelto per la sua magia, prima, e per come fa muovere le idee, poi" guarda al futuro con l'obiettivo di "solidificarci in Italia. Vorremmo avere un giusto riconoscimento". Ci vorrebbe più attenzione verso questi gruppi che si fanno carico, oltreché di creare nuova e buona musica, di preservare la memoria del nostro passato. Di un certo nostro passato. Ne hanno uno sulla Resistenza che, come già abbiamo scritto per Yo Yo Mundi, dovrebbe andare nelle scuole. Ma non occasionalmente o per qualche periodo sempre. Ci vuole rispetto e riconoscenza per chi ci mette del suo per fare cose che andrebbero garantite istituzionalmente. Lungo soffio al Vento e alla sua Casa.

Casa del Vento in I Segni sulla Pelle