di Marco Agustoni

Francesco Buzzurro, chitarrista classico di stampo jazz, ha deciso di compiere con il suo nuovo album L’esploratore un vero e proprio giro del mondo, attraverso la rivisitazione di brani rappresentativi dei vari popoli del globo, da Libertango dell’argentino Astor Piazzolla fino al brano israeliano Hava Nagila, passando per la Cina, la Russia, la Grecia e tanti altri luoghi. Il tutto suonato esclusivamente con la chitarra acustica. Il musicista ci parla del disco in un’intervista esclusiva con Sky.it.

Per il suo album ha scelto un titolo piuttosto indicativo, L’esploratore
L’esploratore nasce proprio per fare questo giro tra la musica dei vari continenti, c’è questa curiosità verso le altre forme musicali che deriva dalle mie frequentazioni a diversi festival musicali del folklore. Perché pur essendo un jazzista ho sempre coltivato l’interesse per la musica etnica. Questo disco è una sorta di metafora di uno di quei grandi transatlantici dei primi del ‘900 che partivano dall’Europa verso le Americhe, all’interno delle quali si mescolavano razze, suoni, colori, modi di vivere e nascevano forme musicali bellissime come il tango. Questo disco rappresenta un abbraccio globale tra i popoli, c’è sotto l’idea che la musica possa avvicinare persone diverse.

La scelta dei brani come è avvenuta?
La scelta è avvenuta seguendo le mie particolari predilezioni riguardo la musica argentina, israeliana… ho scelto quei brani che nel mio immaginario erano rappresentativi di una precisa etnia. Ad esempio, quando ho scelto il brano cinese l’ho fatto un po’ perché sono affascinato da questo popolo, un po’ da uno strumento caratteristico che è la pipa, una sorta di antenato della chitarra di duemila anni fa e quindi questa sonorità mi ha attratto e ho provato a farne una versione per chitarra classica solista.

Ha sentito del timore reverenziale nel confrontarsi con quelli che sono veri e propri classici e standard musicali?
No, perché l’idea era quella di interpretare questi classici ma a modo mio, non pensare semplicemente a restituirli nella loro integralità così come viene fatto di solito. Se ascolti Libertango c’è tutta una parte improvvisata, pur con una certa aderenza allo stile di Piazzolla. Quindi ho provato a fare delle versioni assolutamente personali.

Ci ha messo anche del suo nell’album, con Douce valse
Douce valse è un brano mio originale e anche se il disco è nato come insieme di cover, ho voluto metterlo perché rappresenta una pagina della mia vita molto importante e ha questo gusto un po’ francesizzante nell’arrangiamento.

Dopo questa sorta di viaggio etnoantropologico, in che modo le sembra che la musica di un popolo sia legata alla sua cultura?
Attraverso lo studio della musica di un determinato popolo ci accorgiamo di come è fatta la loro cultura. La musica delinea le caratteristiche del popolo che la produce, per esempio c’è una grande carica ritmica in Tico Tico, brano brasiliano per eccellenza. Il brano di Astor Piazzolla identifica il popolo argentino e così via.

Uno strumento come la chitarra classica ha dimostrato la necessaria versatilità per questo giro del mondo in musica?
Certamente, del resto Igor Stravinskij definiva la chitarra una piccola orchestra…