di Massimo Vallorani

Fabrizio de Andrè è stato, senza ombra di dubbio, il più grande paroliere italiano, non solo per ciò che ha scritto e arrangiato, ma soprattutto per quel suo ostinato andare contro la macchina intrigante del successo e della carriera, attraverso le storie dei suoi innumerevoli “eroi al contrario”, in una singolare alchimia di parole e musica. Definire la sua opera è difficile quanto comprendere quel suo carattere spigoloso, sempre al limite, sempre incline a sfuggire agli schemi consueti e tradizionali. Si definiva un anarchico nel senso vero e preciso del termine. E questo suo convincimento l’ha portato, nel corso della sua lunga carriera musicale, non solo a praticare, come era ovvio, l'esercizio libero del pensiero ma a indirizzare la sua opera politica e musicale verso una critica senza sconti alla concezione borghese dell'esistenza. Una posizione, quella di De Andrè, unica e rarissima nel panorama musicale del nostro Paese.

Di sicuro, i canoni della canzone italiana sono usciti stravolti dall’impatto con De Andrè. Le sue ballate, sempre sospese tra mito e una vivissima realtà, sono una sfida agli arroganti di sempre, ai tanti secondi che non arriveranno mai, ai perdenti di ogni tempo che altro non hanno che la loro solitudine e la miseria del vivere, mai però priva di umanità. Affrontare queste tematiche l'aveva reso un personaggio scomodo per molti, esposto a censure e critiche feroci: Ma lui sapeva andare oltre, sempre, come in suo celebre verso, in direzione ostinata e contraria.

Tutte le sue canzoni rappresentano uno sguardo di vita, un palcoscenico di una recita senza inizio e senza fine in cui ognuno, ascoltando le parole e la musica, può ritrovare se stesso. E di questo siamo grati a De Andrè perché le sue storie per quanto  immaginate e irreali sembrano più vere e importanti di una qualunque realtà, passata, presente, futura.

Leggi anche:

De Andrè, la PFM e i 40 anni della Buona Novella
L'isola di Fabrizio De Andrè

Ascolta e guarda una selezione dei grandi successi di Fabrizio De Andrè