di Fabrizio Basso

A Sanremo risuona la sera. La fa echeggiare Marco Morgan Castoldi. Nella storia della musica ci sono tante notti, tante albe e altrettanti tramonti, ma la sera è una cometa. Ne arriva una ogni tanto. Eppure ha fascino, luce, odori speciali. All'Ariston avrà la meritata rivincita. Grazie a Morgan.

Finalmente anche il Festival di Sanremo avrà La Sera, la sua sera.
E una canzone stratificata con tanti significati: racconta la sera come di solito si raccontano le notti.
La sera questa sconosciuta. Almeno nelle canzoni, nella poesia.
E' vero. Le notti vivono in migliaia di brani, la sera l’hanno affrontata solo Eugenio Montale e Giacomo Leopardi. Nel mio testo non c’è alcuna speculazione canzonettistica, c'è un senso di straniamento che si mescola con dialogo e creatività.
Di che parla La Sera?
E’ una storia d’amore intensa che col calar della sera lo diventa ancora di più.
Chi dirigerà l'orchestra durante la sua esibizione all'Ariston?
Mi dirigo da me, nel senso che canto e dirigo l’orchestra.
Si troverà contro la sua ultima creatura, Marco Mengoni (vincitore dell'ultimo X Factor, ndr)
Perché nemico? E' bravissimo. E poi in gara ci sarà anche Noemi.
Aspettando Sanremo è in tour da solo col suo pianoforte. E, quasi inimmaginabile, senza una scaletta.
Il mio è un concerto assai mattacchione e mi serve un pubblico che sappia reagire alle mie pazzie che definisco di teatro estemporaneo.
Un azzardo.
Amo mettermi in gioco e chi paga un biglietto ha il diritto di richiedere l’unicità di un concerto, di poter vedere un artista nudo mentre pratica la sua musica.
Siamo ai confini dell'improvvisazione.
Fare concerti pre-impostati è fuori dal tempo soprattutto se sul palco si è soli. Vado a ruota libera e il concerto si sviluppa su ciò che io tiro fuori dal cappello.
Che c'è nel cappello magico?
Cose che hanno senso in sé e di volta in volta. Seguire una scaletta significa non far percepire la propria presenza: un concerto si identifica con un preciso istante. Un concerto è fatto di sentimenti che mandi al pubblico, vengono recepiti e restituiti. Non possono né devono esistere momenti uguali. Il musicista ha l'obbligo di rischiare e deve essergli concesso di sbagliare.
Quindi non ha senso un concerto con una scaletta, un suo svolgimento.
Assolutamente no. A meno che non si tratti di altra musica. Ascoltare Giovanni Pollini che fa Chopin può necessitare di una scaletta. Ma qui entriamo in altri ragionamenti.
Dunque ogni suo concerto è diverso dai precedenti.
Il luogo già garantisce un qualcosa di unico. Poi c’è la mia temperatura corporea e quella esterna. C'è la reazione del pubblico. La somma di questi e altri elementi non è mai la stessa. Aggiungiamoci che io sono un curioso e un amante della canzone, le affronto come fossero materie scolastiche. Finito un libro si passa a un altro e il mio repertorio cresce. Adesso sto dedicandomi alla canzone ottocentesca.
Ha altri progetti...attivi?
Sto producendo Fabio Cinti, un cantautore con ottime basi letterarie. La letteratura è spesso sottovalutata dai tanti colleghi. Si legge poco e quando ci lavora con le parole è un errore.
Per lei la canzone è letteratura?
Certo: per me Fabrizio De Andrè e Ivano Fossati sono alla pari con Pierpaolo Pasolini.
Cosa è il Manifesto dei Concordi?
Un inno alla gentilezza nelle relazioni umane. Ci sto ragionando col filosofo Stefano Bonaga.
A cosa ambite?
E’ una idea combattiva e innovativa. Cerca di risvegliare le menti dal torpore di questa epoca. L'Italia ha una grande storia ma un presente offuscato. Ricorriamo a invettive garbate e costruiamo una nuova coscienza.
Rifarà X Factor?
C'è tempo per parlarne e decidere.
Chi è Morgan?
Un proletario che porta la musica a livello di artigianato. Un proletario che fa, al contrario di tutte quelle persone che si atteggiano da artisti ma non sono capaci di andare oltre le parole.

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