di Giuseppe Lamanna

Compositore tra i più apprezzati e richiesti dal cinema e dalla televisione, Andrea Guerra possiede un dono unico e quanto mai raro: la capacità di muovere a piacimento 12 singole note (compresi bemolle e diesis) sulla tastiera di un pianoforte e creare oltre settanta indimenticabili colonne sonore musicali. Dopo aver lavorato con registi del calibro di Griffin Dunne, Terry George, Ferzan Ozpetek, Zhang Yuan, Gabriele Muccino, Marco Bechis, Giuseppe Bertolucci, Roberto Faenza, Roberta Torre e Mariasole Tognazzi, Andrea Guerra racconta la sua ultima fatica professionale all’interno del musical di Rob Marshall, Nine, in uscita venerdì nelle sale italiane.

Com'è  arrivato a scrivere la musica per Nine?

Coincidenze e fortuna. Un caso ha voluto che fossi negli Stati Uniti per la colonna sonora di Karate Kid, che poi non ho realizzato. In quei giorni, ho saputo che era in produzione Nine, ma che la colonna sonora ancora non era stata scelta. Così, in un solo giorno sono entrato in un Apple Store, ho comprato una piccola tastiera e ho composto un tema originale. La mia musica è piaciuta molto, soprattutto perché riusciva ad adattarsi in qualunque parte del film. E così per caso è nata questa colonna sonora.
Qual è stato il suo approccio e le eventuali difficoltà  incontrate nel comporre la colonna sonora originale di un musical che già possedeva dieci canzoni originali?
In realtà, la difficoltà principale è stata quella di uscire dalla personalizzazione dei personaggi, come ad esempio quello interpretato da Daniel Day Lewis, per diventare più universale. La musica sottolinea infatti che determinate situazioni e sentimenti non appartengono esclusivamente a quel personaggio, ma sono percepiti e condivisi da tutti.
In Nine, Rob Marshall si è confrontato con Federico Fellini, lei con Nino Rota. Alla fine, che giudizio dà di questa esperienza?
Estremamente positivo, tuttavia è giusto sottolineare l’equivoco che si è creato. In realtà, Rob Marshall non ha mai cercato un confronto con Fellini. Nine non è un remake di 8 e mezzo, bensì la trasposizione dell’omonimo musical. In passato, Fellini ha venduto i diritti della storia agli americani, ma non il titolo cui rimase sempre affezionato. La struttura di Nine è quella del musical, e in ogni modo la produzione ha cercato di evitare una sfida così diretta.
Rispetto all'Italia, come si lavora negli Stati Uniti?
Alla base c’è un’importante differenza artistica. In Italia siamo più espressivi. Siamo il paese dell’Opera, quindi da noi la musica è molto più esplicita. La colonna sonora assume un ruolo centrale nel sottolineare il melodramma e caricare di pathos i sentimenti e le emozioni sullo schermo. In America, invece, sono più regolati e controllati. La musica ha un ruolo altrettanto importante, ma non gli è concesso tutto quel pathos. Inoltre, il mio lavoro è molto ben regolamentato, c’è una struttura apposita che si occupa di spiegare nei dettagli quali sono gli effetti che si vogliono ottenere. Negli States non c’è la figura del regista-padrone, considerando che il film è anche dei produttori. In Italia, invece, questa organizzazione manca, e il regista ha voce in capitolo praticamente su tutto.
In generale, come deve essere (o non essere) la musica all'interno di un film?
Non esiste una regola fissa. Dipende molto dalle caratteristiche del compositore e soprattutto dal messaggio che il regista vuole trasmettere. Il cinema è in assoluto il luogo delle immagini, e la musica ha il compito di completare in maniera esplicita ogni significato.
Quali sono le sue metodologie e il suo approccio al lavoro? Si lascia ispirare anche dalle immagini, o non mette limiti alla sua fantasia?
Le immagini sono fondamentali. Senza non potrei scrivere nemmeno una nota. Devo guardare il film e comporre nello stesso momento, osservando e ascoltando se la musica si adatta bene a ciò che sto guardando. La colonna sonora è un appuntamento tra musica e scena, è un modo per essere originali, considerando che le note sono solo 12. Inoltre, va sottolineato la schizofrenia dei tempi. Una colonna sonora ha solo 40 giorni di lavorazione, questo significa scrivere almeno due minuti di musica al giorno.
Lei ha lavorato molto anche per la televisione. Esistono delle differenze o difficoltà  diverse rispetto al grande schermo?
Sono due concetti diversi. Il cinema ti domina, ha un impatto molto forte a livello visivo. La televisione, invece, viene dominata e di conseguenza la musica ha un potere minore rispetto al grande schermo, specialmente perché  la televisione è soprattutto un più un progetto di parola e meno di immagini.
Nel corso della sua carriera, ha lavorato con importanti registi italiani e stranieri. C'è ne uno al quale si sente legato in maniera particolare?
Non è  facile legarsi ad un regista in un percorso artistico duraturo nel tempo. Solo loro a scegliere i compositori e non viceversa, e spesso sono irrazionali nelle loro scelte.. Nella mia carriera ho lavorato molto con Ozpetek, con il quale sento una particolare affinità.
Quali sono i suoi prossimi progetti professionali?
Ancora tanto cinema, con il film Extraordinary Measures con Harrison Ford e la commedia romantica Letters to Juliet, senza dimenticare due progetti per la televisione insieme al regista Christian Duguay.

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