di Marco Agustoni

Buzzcocks, trentaquattro anni (di carriera) e non sentirli. Sicuramente dal loro esordio nel 1976 a oggi sono cambiate molte cose – nel pubblico ai loro concerti, nel modo di fare musica e di ascoltarla -, ma il chitarrista e cantante della band Pete Shelley, all'alba delle quattro date italiane del loro nuovo tour, ci ha assicurato che la voglia di suonare è sempre la stessa. E prima di passare il 27 per Roma, il 28 per Milano, il 29 per Colle Val d'Elsa (SI) e il 30 per Pinarella di Cervia (RA) con un live nel quale presenteranno un nuovo cofanetto che ripercorre i loro primi album, ci ha raccontato di come l'attitudine punk non sia affatto andata perduta. Ecco l'intervista.

Che cosa suonerete nel corso delle vostre date in Italia?

Sarà un po' come un greatest hits. L'ultima volta in cui siamo venuti in Italia, l'anno scorso, abbiamo suonato pezzi dai primi due album, mentre in questo caso avremo un repertorio più ampio.

Come reagisce oggi il pubblico nel sentire in concerto le vostre prime canzoni?
In molti sono cresciuti con la musica dei Buzzcocks, ma tanti altri ci hanno scoperto di recente, quindi è bello vedere facce vecchie e facce nuove ai nostri concerti, perché comunque sono venuti tutti quanti per divertirsi.

E come è cambiato il vostro pubblico negli anni?

Beh, oggi ai nostri concerti viene un'ampia gamma di persone, dai ragazzini che vanno a scuola... fino ai loro genitori.

Siete stati tra i primi ad autoprodurvi fondando una vostra etichetta: com'è cambiato registrare un disco oggi rispetto ad allora?
Quando abbiamo cominciato noi, era l'unico modo per far sì che la nostra musica potesse essere ascoltata dalla gente, perché all'inizio il punk rock non era ancora molto popolare. È fantastico che oggi grazie a internet e agli mp3 oggi si possa arrivare facilmente a una vasta audience.

Quindi oggi è tutto più facile?
Dunque, è tutto più facile ma allo stesso tempo più difficile, perché c'è tantissima gente che prova ad autoprodursi e quindi c'è più competizione. Però, se uno ha del buon materiale, non c'è ragione per cui non riesca a conquistarsi il suo pubblico.

A proposito di internet e tecnologie: qual è la vostra posizione nei confronti del download illegale?
A me piace soprattutto suonare dal vivo, quindi non mi importa sul serio come la gente arrivi alla nostra musica. Quando ho cominciato a suonare mi facevo prestare tantissimi dischi e quella era la mia forma di musica gratuita. Penso che la gente dovrebbe comprare i dischi che ama veramente e allo stesso tempo ascoltare più cose possibile.

Cosa rappresenta oggi il punk rock?
Credo che sia una sorta di attitudine, per cui invece di lamentarti che non succede niente e non c'è buona musica in giro, tenti di farti coinvolgere e fare qualcosa in maniera attiva. Non ha solo a che fare con la musica, ma anche con il design, la moda... in generale, riguarda della gente che si cimenta in qualcosa senza per forza avere le qualifiche necessarie, ma la semplice volontà di fare. Significa partecipare attivamente invece di essere dei consumatori passivi. E internet, tornando al discorso di prima, dà sicuramente nuove opportunità alla gente in questo senso.