di Fabrizio Basso

Più Avatar che Jimi Hendrix. Pat Metheny fa una piccola grande rivoluzione spostando il significato di album solista verso nuovi confini. Il cinquantacinquenne chitarraista statunitense sforna Orchestrion che corona un sogno inseguito fin dall'adolescenza ovvero sposare la tecnoligia musicale con la forza di strumenti acustici reali. E scopriamo così che in musica ci sono delle cose chiamate solenoidi e si può ricorrere ai principi della pneumatica.

Come è partita questa avventura?
Un secolo fa tutti gli strumenti erano pneumatici. La rivoluzione è stata l'uso dei solenoidi per azionare i tasti.
Base di partenza zero?
No, sparsi per il mondo ci sono ingengneri che hanno studiato questi principi. Li conosco e sapevo dunque dove e a chi rivolgermi.
Un viaggio al buio.
Direi verso l'ignoto. Non avevo idea di che potesse succedere. Ho ordinato gli strumenti e poi ci ho lavorato. Potrei fare un milione di cose diverse. Orchestrion è un album mio. Rappresentando l'ingresso in un nuovo territorio ho deciso di non trasgredire molto.
Suona tutti gli strumenti?
Tutti.
Dal vivo come funzionerà?
Con questo metodo posso fare ciò che voglio. C'è un approccio istintivo tra una regia del XXI secolo e strumenti antichi che battono tra loro. Certo che fa paura trasportare tutte queste attrezzature in giro per il mondo. Ci sono centinaia di parti meccaniche che si muovono.
E' una officina meccanica.
praticamente....si.
La magia dove sta?
Lo straordinario è che il suono non esce da un paio di casse ma da tutti questi strumenti acustici.
Come è arrivato a questa musica?
Quasi per caso. Orchestrion è un album profondo sia dal punto di vista melodico che personale.
Questo è il suo futuro?
Ci lavoro. Ma farò anche altri tipi di concerto. Con esseri umani al mio fianco. E' come se in Wall-e  avessero voluto degli attori veri, chessò George Clooney. Immagino che molti mi abbiano dato del pazzo. Compreso mia moglie. Ma sa che c'è di bello?
Cosa?
Che non ho dovuto spiegare niente a nessuno e dunque tiro diritto per la mia strada.
Ha sviluppato un tema nel disco?
Non sono mai stato capace a prendere un tema e svilupparlo. Diciamo che se vogliamo trovare un filo conduttore qui ci sono le terze come tempo musicale.
Può essere definito un profetto infinito?
Si. Ho detto stop quando ho capito che il disco andava prepratao. ma avrei potuto lavorarci altri cinque anni. Il limite del disco è che non si vede come nascono i suoni e quindi c'è meno fascino. Ho straordinarie possibilità e ogni volta posso costruire un nuovo universo di suoni.
Si sente più Jimi Hendrix, che quasi mezzo secolo fa rivoluzionò il modo di suonare la chitarra, o più Avatar, dove il computer sostituisce gli attori?
Direi più Avatar.

L'unico modo per comprendere le dinamiche e la maestosità del progetto è assistere aun concerto di Pat  Metheny. Il tour mondiale è in partenza e in Italia farà tappa il 24 febbraio a Bolzano e poi il 15 marzo a Milano, il 16 a Firenze, il 17 a Roma, il 18 a Napoli, il 19 a Bari, il 21 a Palermo e il 22 a Catania. E in concerto ci saranno strumenti che non erano ancora pronti quando è nato il disco. Tutto sarà ancora più imponente.