di David Saltuari

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Siete tra quelli che ormai il festival di Sanremo e la Musica Italiana viaggino su due binari distanti e separati? Beh, forse anche voi siete caduti nel grande inganno degli anni novanta. L'ultimo decennio del millennio, infatti, ha visto un lento ma inesorabile passaggio dell'attenzione di pubblico e media dalle canzoni in gara al problema dei presentatori. Fateci caso, ad un certo punto, verso i primi anni novanta, il Grande Dibattito Nazionale è diventato "chi presenterà il festival?". Costretto all'originalità a tutti i costi il Festival della Canzone Italiana ha visto sul proprio palco formule e riti che avrebbero scandalizzato Nunzio Filogamo: Fabio Fazio con Gorbaciov e Dulbecco, Piero Chiambretti che si abbatte come un angelo su Mike Bongiorno e Luciano Pavarotti ridotto al rango di valletto.

Eppure, anche se dall'oscurità dell'ombra mediatica, alcune canzoni presentato all'Ariston tra il 1991 e il 2000 sono entrate, nel bene, ma anche nel male, nella storia della musica italiana. Chi se lo ricorda più, per esempio, che Con te partirò, cavallo di battaglia di Andrea Boccelli, evergreen coverizzato in ogni modo e forma, arrivò quarto nell'edizione del 1995. Quell'anno, in cui Toto Cutugno voleva andare a vivere in campagna, vinse l'altrettanto classico Come Saprei di Giorgia e Senza averti qui di Max Pezzali, allora ancora con gli 883, arrivò ottavo.

Certo, il decennio non si era aperto sotto i migliori auspici: nel 1991 aveva vinto Riccardo Cocciante con Se stiamo insieme, lasciandosi alle spalle una sfilza di titoli caduti nel dimenticatoio, peggio ancora l'anno dopo quando vince Portami a ballare di Luca Barbareschi, di cui pochi oggi saprebbero fischiettare il motivo. Ma già il 1993 va meglio, quando un "misterioso" Enrico Ruggeri trionfa fra i big e la diciasettenne Laura Pausini si lancia tra le nuove proposte. La cantante romagnola si afferma definitivamente l'anno successivo: dietro a un ormai dimenticata Passerà di Aleandro Baldi si piazza con il suo classico Strani Amori.

Ma è tra il '96 e il '97 che si fa la storia del Festival, con due canzoni diventate iconiche di quel decennio. Nell'anno che vede il trionfo di Ron e Tosca la televisione italiana viene sconvolta dal ciclone Elio e le Storie Tese. Le incognite del televoto li piazzano secondi (e secondo diverse voci anche primi) e il gruppo milanese porta nelle case italiane un'ondata di creatività, anarchia, fantasia e satalgia. Ma i rischi del televoto cadono tra capo e collo del Festival di Sanrremo l'anno successivo, quando il pubblico da casa manda sul gradino più alto del podio i fino ad allora sconosciuti Jalisse. Il duo, benché nel corso degli anni si sia costruito anche una solida carriera all'estero, diventa suo malgrado l'icona della transitorietà della fama televisiva: oggi sul podio, domani di nuovo dimenticati. O quasi.

Pur di evitare nuovamente i mutevoli umori del pubblico a Sanremo decidono quindi di chiudere il decennio reintroducendo le giurie di qualità da affiancare alle vecchie giurie demoscopiche. Ma l'illusione di bilanciare tra cultura alta e cultura bassa si infrange sulla furbizia di una giura di qualità che, pur di far vincere gli Avion Travel, distribuisce voti bassissimi a tutti gli altri. Non c'è pace, insomma, tra gli ulivi della Liguria e la città dei fiori dovrà aspettare l'alba del nuovo millenio per vedere edizioni un po' più equilibrate.