di Marco Agustoni

Luca Gemma è ormai un musicista navigato con alle spalle anni di esperienza, a partire dalla collaborazione con Pacifico, con cui aveva fondato la band Rossomaltese e prodotto due album, fino ai dischi da solista, l’esordio Saluti da Venus e il seguito Tecniche di illuminazione. Ora il cantautore esce con il suo terzo cd, Folkadelic, e si prepara a farlo conoscere al pubblico a partire dall’appuntamento del 4 febbraio alla FNAC di Milano. Ce ne ha parlato in un’intervista.

Con che approccio lavorativo ha affrontato Folkadelic?
Io e Ray Tarantino - che è il produttore del disco, oltre a essere un cantautore in proprio – abbiamo affittato un loft a Milano per non lavorare in studio, ma in un posto un po’ più casalingo e confidenziale. Abbiamo fatto più o meno tutto il lavoro lì dentro e poi lo abbiamo finalizzato in uno studio vero e proprio. Prima della fase realizzativa c’è stato invece un lungo lavoro di preproduzione al fine di cercare un suono un po’ diverso rispetto ai dischi precedenti. È stato un lungo percorso che è durato un anno e mezzo.

Al di là delle differenze, c'è un percorso lineare che dal suo primo album solista, Saluti da Venus, l’ha portata a Folkadelic passando per Tecniche di illuminazione?

Penso che sia un’evoluzione di quello che ho fatto. Non c’è uno strappo netto perché io comunque sono uno che usa la forma-canzone come mezzo principale di espressione. Magari in questo disco ci sono delle parti strumentali maggiori con delle code un po’ più dilatate, però l’idea principale è sempre quella di scrivere canzoni, possibilmente migliori di quelle che ho scritto in passato.

Quali sono le principali influenze musicali del disco?
Credo che ci sia entrato un po’ più prepotentemente un tipo di produzione non tipicamente italiana, a livello di suono. Ci siamo ispirati alle produzione di Daniel Lanois di questi ultimi anni, Ray in particolare. Dal punto di vista dei generi, sono tornate fuori delle cose che sento da sempre ma che magari non erano venute fuori nei miei dischi, essendo io un appassionato di soul e rhythm’n’blues. Ovviamente, non essendo un nero, più nel modo in cui lo approcciano cantautori come Paul Weller, che sento un po’ più vicini culturalmente.

Cos'è rimasto dell'esperienza con i Rossomaltese e con Pacifico nella sua musica di oggi?
Intanto di quella lunga collaborazione ne penso tutt’oggi il meglio possibile, anche con i limiti che ha avuto, perché è stata un’esperienza fondamentale per il mio modo di fare musica. Dal punto di vista sonoro però penso ci sia stato un tagli più deciso da quando ho cominciato a scrivere canzoni da solo, anche perché quella era una band che si fondava su molti elementi, mentre io ho cercato altri musicisti per un suono meno potente e un po’ più vicino al cantautore.

Oltre che interprete lei è anche autore, con collaborazioni che vanno da Malika Ayane a Fiorella Mannoia: quale dei due aspetti del suo lavoro preferisce?
Mi piace di più essere io stesso a cantare le cose che scrivo, ma è molto interessante anche scrivere per altri, anche perché si fanno cose diverse, che per me come cantante non sarebbero adatte. Quindi è qualcosa che ti permette di provare nuove strade.

Scorrendo la biografia che c'è sul suo sito, ho letto che le chiedono spesso se lei è parente di un altro Gemma, Giuliano: questa cosa la fa arrabbiare?
No, assolutamente. Anzi, alcune volte sono stato proprio io a dirlo apposta. A un mio amico musicista, Emidio Clementi dei Massimo Volume, una volta ho proprio raccontato che Giuliano era mio zio e lui era in estasi. Quando poi gli ho detto la verità ci è rimasto malissimo.