di Fabrizio Basso

Hanno scelto di chiamarlo Noi Duri. Fino a pochi giorni prima il titolo del film di Fred Buscaglione, l'ultimo, era A qualcuno piace Fred. Quando è uscito nelle sale Ferdinando Buscaglione, nato a Torino il 23 novembre 1921, era già nella leggenda. Tornava a casa dopo una serata in un locale romano, quella sera. A un incrocio la sua Ford Thunederbird color lilla, che lui sensualmente chiama Criminalmente Bella (come una sua canzone), va a incastrarsi sotto un furgone. Lo soccorrono il conducente del furgone e un metronotte. Viene fermato un bus per un veloce trasporto in ospedale. Ma non c'è nulla da fare. Solo tre settimane prima di morire, in una intervista aveva detto che si dava ancora un paio d'anni, poi avrebbe sfilato gli abiti da duro per tornare a essere il cittadino Ferdinando Buscaglione. Si ispirava ai gangster americani che popolavano più che la cronaca i romanzi hard boiled, aveva la fama di sciupafemmine, fama che la stampa rosa dell'epoca traduceva in concretezza. In fin dei conti la sigaretta di sguincio, il bicchiere di whisky a portata di mano, il capelllo brillantinato avevano un appeal pazzesco. Si dice che anche la diniva Anita Ekberg sia scivolata tra le sue braccia e sotto le sue lenzuola. Era il sogno di una generazione con gli occhi ancora arrossati dalla polvere delle macerie. Portava sorrisi e illusioni. E di entrambi c'è sempre bisogno. Al di là del tempo e dello spazio. Drink it again, Fred