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di Giuseppe Lamanna

Attrice e cantante francese, figlia dell’indimenticato poeta e cantante Serge Gainsbourg e dell’attrice e cantante inglese Jane Birkin, Charlotte Gainsbourg è un’artista schiva e riservata, incapace di nascondere al pubblico solo una cosa: un fascino disarmante. Dopo il ruolo da protagonista nel controverso Antichrist di Lars Von Trier, la Gainsburg torna alla musica con I.R.M., nuovo lavoro discografico realizzato in collaborazione con il musicista americano Beck.

Il 2009 per lei è stato un anno molto impegnativo. Accanto al film diretto da Lars Von Trier, adesso ecco il suo nuovo lavoro discografico. In entrambi i casi si è affidata ad un regista e a un musicista di grande livello. Come si è trovata in queste due situazioni?
Sono state due esperienze molto diverse. Sono stata molto felice quando Lars Von Trier mi scelse per il suo film, tuttavia in questa situazione sono stata trasportata letteralmente nel suo mondo. La realizzazione del film ha richiesto due mesi di lavoro in Germania, durante i quali ero totalmente sotto la sua direzione, dovendo incarnare la realizzazione dei suoi pensieri e dei suoi desideri registici. Con Beck, invece, è stata una collaborazione alla pari, dove avevo il controllo. Ho potuto esprimere le mie opinioni, seguire i miei desideri e le mie intuizioni artistiche. La realizzazione di quest’album è stato come un lungo viaggio, durante il quale abbiamo pescato a piene mani dalle esperienze personali, attingendo un po dovunque soprattutto dal rapporto con le persone che conoscevamo e incontravamo.
Cosa ha preferito nella collaborazione con Beck?
La diversità. Ogni giorno era un nuovo inizio. Il suo modo di lavorare non è  mai uguale, è una persona che ama sperimentare, ricca di contraddizioni allo stesso tempo. È capace di andare al supermercato e spendere due dollari, tornare a casa e suonare una chitarra che ne vale 100mila. Invidio e ammiro molto questa sua capacità di non essere mai uguale a se stesso.
Il titolo dell’album è I.R.M., ma cosa significa?
In francese è la sigla che indica la risonanza magnetica. Poco prima di iniziare a lavorare con Beck ho avuto un incidente con le moto d’acqua. Dovendo fare diverse risonanze, mi è sembrato un atto quasi dovuto intolare l’album in questo modo, forse perché è stata la cosa più personale che mi è accaduta in quel periodo. L’incidente ha contribuito in maniera determinante a dare una direzione precisa a tutto l’album. I.R.M. Può sembrare un termine medico freddo, ma in realtà nasconde anche un profondo significato poetico.
Il tema della morte sembra ricorrere spesso all’interno dell’album.
In realtà  è un mix sulla memoria, sui ricordi, sui sentimenti più intimi e personali. All’interno di alcune canzoni c’è anche il riferimento alla morte, ma solo perché fa parte del mio passato. Quindi è stata una riflessione focalizzata solo in determinati momenti e non un tema centrale per l’album.
Questo non è il suo primo album. Quale musica rappresenta meglio il suo lavoro?
È stato difficile rapportarmi con la musica. All’inizio, ho lavorato con mio padre, ma dopo la sua morte la mia più grande difficoltà è stata capire come collocarmi come artista soprattutto senza di lui. Adesso ho la consapevolezza di aver bisogno di collaborare con altri artisti, di essere coinvolta in progetti musicali. Non essendo una compositrice, ma solo un’interprete, ho bisogno di qualcuno che mi proponga una direzione da percorrere. Da questo punto di vista, l’incontro con Beck è stato fondamentale.
Lei conosce molto bene il lavoro di suo padre, come autore, musicista e poeta?
Certo, conosco molto bene il suo lavoro, la sua produzione. Tuttavia, non ho mai voluto imparare tutto sulla sua vita privata. Ho sempre rispettato la sua privacy, accettando tutto quello che lui stesso ha voluto raccontarmi e farmi scoprire. Non è stata una relazione semplice. La presenza di mio padre è sempre forte intorno a me.
Cosa le ha detto sua madre riguardo alla sua carriera musicale?
Mia madre è  orgogliosa di me e io di lei. Mi spinge ad andare avanti. Quando ero piccola lei non era mai a casa, quindi so perfettamente cosa comporta una carriera musicale come la sua. Lei ancora oggi prosegue la sua carriera musicale, grazie ad una grande passione. Diciamo che ama il mio lavoro come solo una madre può farlo.
Cosa si sente di trasmettere al pubblico quando canta o recita?
Non penso mai a questo. Quando recito o quando canto, ho bisogno di non pensare a nulla e concentrarmi solo su quello che sto facendo. Non mi chiedo mai quali emozioni possa suscitare negli altri. Sono instintiva in ogni cosa che faccio, senza pormi troppe domande.
Altri progetti?
Ci sono diversi film in uscita, ma in questo momento sono concentrata su questo album e sul piccolo tour che partirà a marzo. Non sarò insieme a Beck, ma da sola con una piccola band. Sarà focalizzato solo in Francia, ma spero di venire anche in Italia.
Ci tolga una piccola curiosità. Lei appare molto tranquilla e sicura, senza volersi esporre molto. Essendo anche madre di due figli, è così sicura di se anche nel privato?
Assolutamente no. Sono completamente diversa da come appaio. Nessuna sicurezza, anzi! Quando c’è da arrabbiarmi però non mi tiro indietro, usando principalmente il francese. Come lingua è molto più forte dell’inglese. È difficile essere una madre e un’artista in carriera, serve molto equilibrio nelle cose.