di Giuseppe Lamanna

Un vero e proprio camaleonte della musica, un precursore capace di anticipare i tempi e costruire una carriera che da oltre trent’anni non conosce flessione. Enrico Ruggeri stupisce ancora una volta il proprio pubblico, rimettendosi in gioco al 60° Festival di Sanremo e pubblicando La Ruota, ultimo album che racchiude dodici brani raffinati e struggenti, registrati con la collaborazione della sua storica band guidata da Luigi Schiavone e gli archi Edodea, scritti, diretti e arrangiati sempre dalla sua compagna Andrea Mirò.

Ha definito quest’album una svolta nella sua carriera. Ci spiega meglio?

Parlare di svolta è una parola grossa. In quest’occasione mi sono concentrato molto sul suono. Io arrivo in studio con i testi già finiti, non amando adattarli sulle basi come fanno in molti. In questo disco, la voce è più bassa rispetto al solito e, secondo me, questo escamotage toglie una certa patina di cantautorialità tipicamente italiana. Avendo una sillabazione abbastanza chiara, ho voluto fare questa prova e il risultato è stato molto soddisfacente.
All’interno dell’album, colpisce molto anche il testo di Io conosco il rock’n’roll, molto autobiografica.
Il rock’n’roll ha rappresentato molto per il mondo negli ultimi quarant’anni. Personalmente ho la stessa rabbia che avevo un tempo, ma oggi ho un problema che prima non avevo: essere credibile anche a cinquant’anni. Una cosa non facile, soprattutto per i rocker, che credo di aver superato mantenendo l’humus iniziale senza però diventare giovanilistico. E poi ogni tanto rilascio qualche dichiarazione di paternità. Vent’anni fa l’ho fatto con la canzone “Sono stato punk prima di te”. Oggi, soprattutto dalle ultime generazioni, vengo identificato come “l’Enrico Ruggeri della tv”. E quindi ci tengo a sottolineare che il mio primo lavoro è sempre la musica.
I testi delle canzoni sono tutti molto attuali, pur parlando magari di avvenimenti accaduti nel passato.
Ho sempre prestato molta attenzione alle parole. Il rock è una cosa seria. Molti, in anni più turbolenti di questi, hanno dato la vita. Forse perché  hanno preso troppo sul serio la rabbia che avevano dentro. In Il mio onore, parlo di giovani soldati perché la guerra è una cosa orrenda e ormai superata dalle nostra attidudini, almeno nei paesi occidentali. È un tema molto attuale, che ho trovato bello raccontare anche attraverso storie d’altri tempi.
Come mai la scelta sul brano sanremese è  caduta su La notte delle fate?
Mi sembrava la più rappresentativa di quest’album. Sicuramente è la più diversa tra le canzoni che ho scritto e portato al Festival. Dopo 29 album non è semplice riuscire a scrivere brani nuovi e originali. La notte delle fate, invece, si distingue già dall’incedere della ritmica, con diverse connotazioni musicali che non avevo mai applicata prima.
Com’è nata invece la foto della cover del suo album, che rappresenta in pieno trent’anni di carriera?
Come le cose migliori, in maniera assolutamente casuale. Durante il servizio fotografico, saltano fuori i mitici occhiali bianchi. Li ho messi per alcuni scatti, tra cui questo. Adesso, non ricordo nemmeno se li stavo mettendo o togliendo, anche se difficilmente questa storia diventerà una leggenda come la borraccia di Bartali e Coppi.
In questi giorni, Morgan ha dichiarato che lei è il prossimo vincitore del Festival. Cosa ne pensa?
A giudicare dai meccanismi, credo proprio di no. Per come è strutturato il Festival, lo step finale è riservato al televoto, che premierà  quelli che dal televoto hanno tratto la base principale per la loro carriera. Per me non rappresenta alcun problema, sarei felice di arrivare in zona champions.
Conosce già il nome dell’artista con cui duetterà sul palco dell’Ariston?
Al mio fianco ci saranno nuovamente i Decibel. Il mio amico d’infanzia Silvio Capeccia e Fulvio Muzio, mio compagno alle superiori e autore della musica di Contessa, mi raggiungono dopo il Sanremo del 1980. Non ci siamo più visti per vent’anni. Poi un amico comune ci ha fatto rincontrare. Non faremo un disco insieme, però è bello che a trent’anni da quell’esperienza, con tutta una vita in mezzo, si possa tornare ancora insieme.
Accanto alla sua carriera musicale, c’è stata anche una felice esperienza televisiva e adesso anche il libro Alieni – Un mistero fra noi, scritto a quattro mani con Candido Francica.
Secondo me, è buona norma fare più di una cosa, soprattutto quando per molto tempo ne hai fatta una sola. Devo dire che la novità che mi è capitata a 48 anni, ovvero condurre una trasmissione tv, mi ha divertito. È stata molto stimolante e mi ha dato possibilità di continuare a raccontare qualcosa a qualcuno. È stato un periodo di stacco che mi è servito a ricaricarmi, nel momento in cui sono tornato a raccontare, attraverso la musica, storie in prima persona.
Ci tolga una curiosità, ma quante canzoni ha scritto nella sua vita?
Sicuramente più di 500, considerando che molte le ho anche buttate. C’è un cimitero degli elefanti di canzoni. Molte vengono buttate perché oggettivamente brutte o non all’altezza della situazione. Poi magari una frase di una canzone ritorna in una che invece mi sembra più bella. Io non sono bravo a migliorare una canzone, preferisco scriverne una nuova.
Ma è vero che non incide mai nulla prima dell’uscita di un disco?
È vero. Una volta mi spaventavano i dischi postumi. Avevo paura che qualcuno facesse scempio della mia carriera artistica, pubblicando cose che non mi rappresentassero. Quindi, oltre all’album, registravo anche sette/otto canzoni in più. Adesso, fortunatamente, questa paura non c’è più. Ma chi può dirlo, anche la vita è una grande ruota.

Nel mese di marzo, Enrico Ruggeri sarà impegnato nel La Ruota Tour. Ecco le prime date ufficiali:
Marzo
Sabato 6 – Salsomaggione, Teatro Nuovo
Lunedì  8 – Bologna, Teatro delle Celebrazioni
Venerdì  12 – Brindisi, Teatro Verdi
Lunedì  15 – Firenze, Saschall
Venerdì  19 – Padova, Gran Teatro
Sabato 20 – Spilimbergo (PN), Teatro Miotto
Domenica 21 – Brescia, Teatro di Brescia
Martedì  23 – Como, Teatro Sociale
Mercoledì 24 - Genova, Teatro Politeama
Giovedì  25 – Torino, Teatro Colosseo
Venerdì  26 – Alessandria, Teatro Comunale

Aprile
Giovedì  8 – Belluno, Teatro Comunale