di Marco Agustoni

Le coincidenze esistono. Altrimenti Nicolas Bonazzi, come ci ha raccontato lui stesso, forse non ci sarebbe arrivato a suonare sul palco di Sanremo Nuova Generazione, dove si esibirà con il brano Dirsi che è normale. La canzone sarà poi inserita in un omonimo EP prodotto da Claudio Cecchetto, composto da sei pezzi inediti e due cover, Non ti scordar mai di me di Giusy Ferreri e Baby Can I Hold You di Tracy Chapman. Il giovane cantautore ha parlato del Festival e del disco in uscita in un incontro con la stampa.

Cosa ci racconta di Dirsi che è normale, il brano che porterà sul palco a Sanremo?
La canzone è nata qualche anno fa, un po’ di getto. Ero a New York con in mano la chitarra e mi è uscita così, anche se poi come tutti i pezzi è andato un po’ raffinato. Lo tenevo da parte per l’occasione giusta, poi un insieme di coincidenze mi ha portato a provare con questo Sanremo, in un momento in cui avevo un po’ perso le speranze. Avevo conosciuto Cecchetto e quando è venuto fuori il bando gli ho chiesto che fare. Lui mi ha solo detto “Se vuoi farlo, fallo”, ma ho capito che me la sarei dovuta cavare da solo. Io ci ho provato più per evitare il rimpianto, poi invece è arrivata la chiamata per l’audizione live: eravamo in settanta, erano tutti col manager tranne me e nessuno mi dava retta. Invece c’è stato il miracolo e quando l’ho detto a Claudio lui non era affatto stupito che ce l’avessi fatta.

La collaborazione con Cecchetto com’è cominciata, invece?
Anche lì è stata una coincidenza. L’ho conosciuto perché i miei hanno un piccolo albergo-ristorante e una sera un cliente con cui mia madre si era fermata a parlare volle ascoltare qualcuna delle cose che avevo fatto, così gli ho dato il demo. Caso vuole che fosse il dentista di Claudio…

Da dove trae l’ispirazione per i suoi testi?
Viene dalla vita di tutti i giorni. Sono una persona emotiva e introspettiva e oltretutto i miei studi sociologici mi hanno un po’ cambiato la mente permettendomi di vedere le cose anche dal di fuori e questo mi ha aiutato nello scrivere.

E questo EP in uscita in concomitanza con Sanremo?
Ci sono sei pezzi miei e due cover. Quella del pezzo di Giusy è nata un po’ per gioco, avevo anche già messo un video su Youtube, l’altra è un tributo a Tracy Chapman che è una degli artisti che mi hanno influenzato di più. Gli altri pezzi li ho scritti io e sono tutti caratterizzati da un certo intimismo.

Prima di dedicarsi alla carriera solista suonava in una band…

I Sonus, era una band di cover. All’inizio io suonavo la chitarra, poi ho cominciato anche a cantare. Era divertente ma è stato difficile continuare, perché ho cominciato a scrivere i miei pezzi, volevo fare le cose a modo mio ma non è facile mettere d’accordo un gruppo.