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di Gigi Vesigna


Estate torrida quella del 2008: la città di Sanremo è commissariata e tutte le decisioni rallentano. Da una parte c’è la Rai che vuol ridurre da cinque a due anni la convenzione con il Comune (e di conseguenza dare un bel taglio ai miliardi di contributi che vanno alla città per il Festival), dall’altra il Commissario che tiene duro e, addirittura, chiede un aumento del budget.

Nel frattempo, non si sa chi, si occuperà di organizzare il Sanremo 2010. Ricorre insistentemente il nome di Bonolis, ma lui è in scadenza di contratto con Mediaset, e per far da cerimoniere al Festival deve chiedere, e ottenere, una liberatoria dai vertici della sua azienda.
Il lungo braccio di ferro tra Comune e Rai si conclude con una lettera di intenti che riduce a due anni la convenzione, diminuendo sensibilmente la cifra da versare alle casse del Comune. C’è però una clausola (segretissima) che accontenta tutti: ciascuna delle parti, infatti, potrà a sua totale discrezione, annullare il contratto dopo il primo anno.

Non è molto, ma è quanto basta per dare una boccata d’ossigeno a Sanremo e avviare seriamente le trattative con Bonolis, che, ottenuto il via libera da Cologno Monzese, assicura non lavorerà più in esclusiva per questa o per quella azienda, ma si dedicherà soltanto a lavori “a progetto”.
Quando si conosce il suo compenso, un milione di Euro, scoppia uno scandalo smisurato. È vero, sono tanti soldi. Ma sono gli stessi che ha ricevuto Panariello e poco di più di quelli avuti da Baudo.
Bonolis, tuttavia vanta diversi “valori aggiunti”: il primo è che Mediaset, che vorrebbe riaverlo dopo la parentesi in riviera, farà una “contro programmazione” morbida. E in più Paolo magari potrà avere come partner un’importante presenza femminile di Mediaset (tanto per non fare nomi la signora Costanzo, Maria De Filippi, la tritura Auditel).

Paolo lavora sodo, stavolta più che mai, chiedendo il parere della moglie e dei suoi collaboratori più stretti, il suo agente Lucio Presta per primo. Poi c’è il solito Gianmarco Mazzi, che ormai, via Baudo, fa parte dell’arredo.

Quando, finalmente, il cast prende forma, e ne fa parte Marco Carta il vincitore dell’ultima edizione di «Amici», cominciano a venirmi dei dubbi. E appena sono certo che “Bloody Mary” De Filippi sarà presente alla serata finale, firmo una piccola nota, intitolata “Cattivi pensieri”, nella quale ipotizzo che difficilmente Maria sarà sul palco dell’Ariston la sera della proclamazione dei vincitori se il suo pupillo Marco Carta non salirà su almeno uno dei tre gradini del podio. Non arriva nessuna smentita. Del resto si trattava di un’ipotesi, e se poi diventerà tanto reale da portare Marco Carta a vincere addirittura il Festival, beh, allora ci ho preso. Certo che Bonolis+De Filippi+Carta è un bel “cadeau” per Raiuno e allora ti viene da pensare che quel Raiset adombrato da alcuni giornali non sia proprio fantapolitica! Il cast di Bonolis è abbastanza baudiano: ce n’è per tutti i gusti. Dalla risoluta Zanicchi che presenta Ti voglio senza amore, canzone che viene ritenuta scandalosa perché racconta i “cattivi propositi” di una donna non più giovane di praticare sesso, appunto senza amore (ma poi conclude rimangiandosi tutto e cade trafitta da Cupido). Iva diventa il facile bersaglio del solito intervento irriverente e dissacrante di Roberto Benigni (350 mila euro il suo cachet), che nomina trentatrè volte Berlusconi allora non ancora “papi”, e la povera Iva viene letteralmente fatta a pezzi come una “vecchia sporcacciona”. E lì mi meraviglia il rimanere agnostico di Bonolis, che siccome non è Fabio Fazio, di solito non fa il “gesuita”. Iva non aveva ancora cantato e la descrizione, pur comicamente squallida di Roberto, ne fa una vittima sacrificale, tanto che arriva all’ultimo posto. Nello stesso monologo invece Benigni sdogana la canzone di Povia, Luca era gay, prendendo le difese del cantante e del suo coraggio, dandogli così una mano per avvicinarsi a una possibile vittoria.
Luca era gay diventa infatti un caso prima ancora che il Festival cominci. Copiando Anna Oxa (che pur aveva subito una batosta al Festival quando aveva proibito a tutti di ascoltare se non all’Ariston Processo a me stessa) il sempre più furbetto Giuseppe Povia decide di fare altrettanto e così ne parlano tutti.

© excelsior 1881®, Milano. Tutti i diritti riservati

Tratto da Gigi Vesigna - Vox populi. Voci di sessant'anni della nostra vita, Excelsior 1881 (pp.656. euro 21.50)

Gigi Vesigna, storico direttore del settimanale «TV Sorrisi e Canzoni», che fece scandalo mettendo in copertina la foto del vincitore del Festival una settimana prima, ha partecipato a cinquanta edizioni del Festival di Sanremo, del quale è stato anche giurato, membro della commissione di selezione delle canzoni, coordinatore del Festival per voci nuove di Castrocaro (nel quale scoprì Iva Zanicchi), co-conduttore del Dopo Festival.

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