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Valerio Scanu vince il Festival delle polemiche
Sanremo 2010, vince Scanu. Le foto


di Fabrizio Basso


Col senno di poi se non è tutto più facile almeno è tutto più chiaro. Erano le prime ore del pomeriggio di sabato 20 febbraio 2010. Il sessantesimo Festival di Sanremo marcia verso la sua ultima serata. Si gioca al toto-vincitore e in testa ci sono i televisivi Valerio Scanu, Noemi e Marco Mengoni. Piace Malika Ayane. Povia e Cristicchi possono essere gli outsider. Si pensa con orrore al trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici. L'idea che possano vincere non si riesce proprio a rimuoverla. Anche perché circolano strane voci. Che qualcuno abbia affittato dei call center per andare a sopperire le scelte dell'orchestra, che ha il 50 percento dei voti. Ma sempre pochi rispetto all'altro 50 che può accedere al televoto. Questo prologo per spiegare che qualcosa di anomalo stava succedendo. E' un po' come quando sei nell'occhio del ciclone: è il punto dove regna la quiete perfetta. Eppure una spanna più in là è il finimondo. Sapremo mai come sono andate le cose? Oddio, a spanne lo sapremo ma con precisione matematica? Maria De Filippi si schiera a favore del televoto perché rappresenta il giudizio vero della gente. Il mondo della musica, quasi all'unanimità, si schiera per le giurie di qualità che sanno scindere, o almeno dovrebbero, il bello dal meno bello. Perché non esiste musica brutta ma solo musica che non piace.

Quotidiani, opinionisti, esperti di comunicazione...tutti hanno detto la loro sull'affaire televoto-Sanremo. Ci sono delle anomalie riscontrate. Quando è stato il momento di scegliere i tre finalisti il famigerato Trio era in vantaggissimo: c'erano quasi 80mila voti tra lui e l'inseguitore più prossimo, Valerio Scanu. Poi gli ultimi 50 minuti hanno rivoluzionato la classifica. Perché il Pirncipe il Pupo e il Tenore mietono solo 1384 voti e Scanu, che ha un fan club più potente dell'Invincibile Armata, li saluta e va a iscrivere il suo nome nell'albo d'oro del Festival. E il Codacons, l'ente che tutela il consumatore, indaga, cerca trasparenze.

Che col televoto si possa pilotare un esito lo ha confermato più volte Lele Mora, un agente tra i più potenti d'Italia, quando ha spiegato che per far vincere a Walter Nudo l'Isola dei famosi sono stati spesi oltre 25mila euro in televoto. Come rientrano? Col cachet dell'artista che quanto meno triplica. Sanremo ha movimentato oltre due milioni e 700mila euro, la metà dei quali va alle compagnie telefoniche. Ogni telefonata costava 75 centesimi. Ora bisogna capire se e quando è possibile travasare voti in maniera simpaticamente truffaldina. A dire della solita gola profonda, due sarebbero i momenti in cui il baro tira fuori l'asso dalla manica e può farla franca. Il primo prevede la partenza di migliaia di telefonate in pochi secondi da numeri differenti e da diverse aree geografiche. Il secondo momento a rischio è quando i voti traslocano dall'operatore alla società che effettua il conteggio. C'è il notaio, dirà qualcuno: è vero, ma quando questo serio signore certifica il risultato finale, l'eventuale sottrazione o addizione è già stata perpetrata.

Dispiace che tutto questo giro di voti e voci abbia fatto passare in secondo piano l'aspetto musicale perché il Sanremo 2010 ha offerto davvero della buona musica. Peccato che l'offerta non comprendesse anche la democrazia della scelta. Almeno a quel che si dice, si legge, si percepisce. E dire che tra prìncipi e princìpi c'è solo un accento a fare la differenza.