di Marco Agustoni

Si sono presi i loro tempi, i Gabin, per registrare questo loro terzo disco, e soprattutto si sono presi i loro spazi. Non solo, infatti, Third and Double esce a ben sei anni di distanza dal precedente Mr. Freedom, ma per questa loro nuova prova il duo italiano esploso nel 2002 con il singolo Doo Uap, Doo Uap, Doo Uap ha deciso di cimentarsi con l’impegnativo formato del doppio cd: un disco a testa per ognuno dei due musicisti, Filippo Clary e Max Bottini, che si sono così presi la libertà espressiva di lavorare in maniera disgiunta (pur rimanendo a stretto contatto). A tenere insieme i due capitoli di Third and Double provvedono uno stile di fondo comunque riconoscibile e la voce di Mia Cooper, stretta collaboratrice dei Gabin, a cui si alternano di tanto in tanto ospiti talentuosi e poco prevedibili come Chris Cornell (fresco di reunion coi Soundgarden) e Gary Go. Ecco come Filippo e Max hanno parlato del disco alla stampa.

Sono passati sei anni dal vostro precedente disco: cos’è successo nel frattempo?

Max: Siamo stati in giro per molti concerti: all’estero abbiamo avuto un exploit inaspettato. Siamo stati in nord Europa, in Russia, nei paesi dell’Est. E poi ci sono stati i film e i telefilm in America, dai Fantastici 4 a Monster-in-Law, da Sex and the City a Grey’s Anatomy e Six Feet Under.

Cosa pensate che sia piaciuto di voi, negli USA?
Filippo: Forse siamo il giusto mix tra quel tipo di mondo e la nostra tradizione. Nella nostra musica c’è jazz, blues, bossanova, ma tutto quanto comunica.

Come mai per Third and Double avete optato per questa divisione?

Max: I risultati che si ottenevano lavorando insieme erano molto buoni. Erano frutto però di una mediazione creativa, era necessario un piccolo compromesso. Dopo dieci anni di lavoro insieme questo non succedeva più, ma visto che non siamo distruttivi e che i Gabin sono un laboratorio, abbiamo deciso di fare due dischi separati.

Come sono nate le collaborazioni del disco?
Filippo: Tutti i featuring sono arrivati in maniera spontanea, senza passare dalla casa discografica. Con Chris Cornell, ad esempio, abbiamo mandato un brano a sua moglie, che gli fa da manager, e lei glielo ha girato. Dopo lui l’ha bypassata e ci ha scritto direttamente dicendo che voleva farlo. Aveva già detto di no a duetti con Beyoncé e Alicia Keys e invece quando ha sentito il nostro pezzo (nda: Lies) non ha capito più niente. Addirittura, lavorando con lui, per fargli capire cosa volevo gli ho mandato la canzone cantata da me in finto inglese per fargli capire cosa volevo.
Max: Avevamo fatto lo stesso con Bang Bang to the Rock’n’Roll (nda: inserita nella colonna sonora de I fantastici 4): ho cominciato cantando io in un inglese senza senso e quando l’ho fatta ascoltare è piaciuta così.

C’è qualche ospite che non siete riusciti a coinvolgere?
Filippo: All’inizio il brano che ha poi cantato Cornell lo volevo dare a Seal. Gliel’ho mandato, ma non arrivava risposta. A me andava bene anche un no, ma volevo sapere che lo avesse ascoltato. Poi, dopo mesi mi ha risposto dicendo che gli era piaciuto, ma era in tour e non aveva proprio il tempo di lavorarci.

Come è stato lavorare disgiunti?

Filippo: Al contrario che in passato non c’è stato nessun tipo di confronto e questo è stato bello ma anche durissimo. All’inizio questa nuova modalità ci ha destabilizzato, ma abbiamo preferito così. In questo modo ognuno ha potuto vedere l’altro esprimersi al suo meglio artisticamente.

Per il futuro prenderete in considerazione anche l’ipotesi di progetti solisti?
Max: Potrebbe essere. Non siamo una goccia di mercurio, ma due individui, quindi se qualcuno vuol dire qualcosa al di fuori del progetto è libero di farlo. Ma non vogliamo neanche gettare via tutti i risultati ottenuti finora.