di Marco Agustoni

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A vederla verrebbe spontaneo darle qualche anno in più. Non tanti, certo, ma comunque quel pizzico che basterebbe per giustificare un'esuberanza e una sicurezza nelle proprie capacità che forse da una ancora adolescente non ti aspetteresti. Eppure Gabriella Cilmi ha proprio diciotto anni, non uno più né uno meno, e alle spalle un successo internazionale come il brano Sweet About Me (guarda il video), tratto dal disco d'esordio Lessons to be Learned. Ora questa giovane popstar australiana di origini calabresi sta per dare conferma al mondo del suo talento con il secondo album, Ten (anticipato dal singolo On a Mission), in cui vira verso sonorità più ballabili ed energiche. Ecco come Gabriella ha presentato il disco alla stampa.

È vero che il video del singolo On a Mission è un omaggio al personaggio di Barbarella e a Jane Fonda?
Sono un po' una geek, mi piacciono Guerre Stellari e la fantascienza, collezionavo i modellini dei film e ho sempre amato Jane Fonda e Barbarella. È stato un po' come fare cosplay, con quei fantastici costumi e tutto il resto.

Come mai il titolo Ten per quello che è il suo secondo album?

Sono superstiziosa, quando vado in aereo scelgo sempre il posto numero 10, quest'anno il mio compleanno sarà il 10/10/2010 e così via...

Rispetto al suo esordio, c'è stato un cambio radicale di sound in Ten: quale dei due dischi sente più come suo?
Volevo fare qualcosa di diverso, perché mi sembrava di essere stata etichettata e pensavo di avere molto di più da offrire. Entrambi sono miei in tutto e per tutto, sono semplicemente due aspetti differenti della mia personalità.

Per il suo primo disco ha scelto un titolo, Lessons to be Learned (“lezioni da imparare”), che lasciava già trasparire una certa sicurezza...
Avevo solo quattordici anni quando ho cominciato a incidere il disco, e per quanto fossi giovane avevo già imparato un paio di cose che potevo insegnare. Del resto, non è mai troppo presto per inseguire i propri sogni.

Avendo cominciato a suonare e incidere così presto, non ha mai sentito la pressione del successo e di una carriera musicale?
Non tanto. I miei non erano quel tipo di genitori che ti buttano su un palco a esibirti, vestita e pettinata per bene. Mi hanno appoggiata, ma mai spinta.

Ha in mente qualche possibile collaborazione per il futuro?
Mi piacerebbe fare qualcosa con Annie Lennox, è una delle mie eroine. Se no con Matt Bellamy dei Muse, è un genio, sarebbe in grado di suonare un brano di Bach al contrario.

Se non fosse diventata una cantante, che cosa le sarebbe piaciuto diventare?
Da ragazzina pensavo che se non fossi riuscita a sfondare come cantante, sarei diventata la guida in un museo.