di Marco Agustoni

Fan di Lisa Germano e dei Radiohead, fregatevi le mani, perché state per guadagnarvi due tour al prezzo di uno. Anzi, proprio due tour in uno, dato che la cantautrice americana e il batterista della band inglese, Philip Selway, hanno deciso di unire le forze e partire in tour per l'Europa e presentare i rispettivi album, Magic Neighbor per Lisa Germano e il primo disco solista (di cui non è ancora stato annunciato il titolo) per il socio di Thom Yorke. Per cominciare il loro giro, i due hanno scelto proprio l'Italia. Si esibiranno infatti il 27 marzo a Torino, il 28 a Firenze, il 29 a Ferrara, il 30 a Bologna, il 31 a Roma e il 1° aprile a Milano. Abbiamo sentito al telefono Lisa Germano, che ci ha fornito alcune anticipazioni sul tour.

Verrà presto in Europa in tour con Philip Selway dei Radiohead: come è nata questa collaborazione?
Abbiamo suonato assieme un po' di anni fa in questo progetto chiamato 7 Worlds Collide. Era stato Neil Flinn dei Crowded House a mettere assieme sette persone che non si erano mai incontrate prima di allora e siamo diventati una sorta di band per la durata di una settimana. [Philip] ha poi deciso di registrare un album per conto suo e ha voluto me, Sebastian Steinberg, che aveva a sua volta suonato con noi nei 7 Worlds Collide, e due dei Wilco (ndr: Glenn Kotche e Pat Sansone). Così abbiamo deciso di provare a fare un piccolo tour assieme. Andremo in locali piccoli, intimi. Vorremmo che fosse qualcosa di speciale perché probabilmente sarà l'unica volta in cui andremo in tour assieme.

Quanto si è evoluta la sua musica dagli inizi fino a Magic Neighbor?
Penso che la mia musica sia diventata un po' più positiva, non è più cupa come un tempo. Ho scritto spesso di cose angoscianti, cercando di esplorare angoli nascosti della mia mente, della mia infanzia, e questo tipo di canzoni sono d'aiuto alla gente, perché anche loro hanno vissuto queste cose. Ma ora sono più positiva a proposito di me stessa, più sicura.

E cosa contraddistingue questo ultimo disco rispetto agli altri?
È un disco molto semplice. È più solare rispetto agli altri, che sono molto più notturni. Spesso li registravo di notte a casa mia, nel mio piccolo mondo, mentre questo l'ho realizzato alla luce del sole.

Che idea si è fatta in questi anni del business musicale?
Non riesco più a pensarlo come un business, forse anche perché per me non è mai stato un business vero e proprio, non ho mai raggiunto il successo economico. Ho sempre lavorato mentre suonavo, quindi per me è qualcosa di diverso, è una passione e una necessità. È molto difficile vivere della propria musica.

Durante la sua carriera ha collaborato con artisti del calibro di David Bowie, Iggy Pop, Eels, Simple Minds: chi le ha lasciato di più sia da un punto di vista umano che musicale?
Neil Finn, di cui parlavo prima. È il musicista più toccante che abbia conosciuto. Ma ne ho conosciuti tantissimi altri e sono tutte persone meravigliose. Di Neil mi piace il fatto che non si perda dietro a stupidate, al contrario di tanti rocker che devono sempre fare qualcosa di strano. Può fare rock meglio di tanti altri e allo stesso tempo essere una persona rispettabile.

Quanto è rimasto delle sue origini italiane nella sua personalità e nella sua musica?
Credo ci sia molto di italiano nella mia musica. Nella melodia, nella musicalità che ritrovavo anche nelle canzoni dell'Italia del sud che ascoltava mio padre. E poi la passione, la voglia di lottare e di vivere, sono tutte cose che si ritrovano in quello che faccio.