di Massimo Vallorani

Uno sfondo nero. Un raggio di luce che colpisce un prisma e si scompone nei colori secondo il principio fisico della rifrazione. Questa è l'immagine impressa sulla copertina di The dark Side of the moon, (Il lato oscuro della luna), uno dei dischi più belli, visionari e tenebrosi della storia del rock. E' considerato l'album della perfezione, della maturità artistica del visionario gruppo dei Pink Floyd. Quando la band inglese 37 anni fa, il 24 marzo del 1973, diede alle stampe questo album non poteva certo immaginare che si sarebbe trasformato nel manifesto della musica degli anni 70, come nessuno avrebbe mai potuto prevederne il successo planetario. I numeri parlano fin troppo chiaro: 40 milioni di copie vendute nella confezione in vinile, oltre 700 settimane ininterrottamente in classifica negli Stati Uniti. Ancora oggi, a distanza di quasi 40 anni dalla sua uscita, il disco vende in media un milione di copie l'anno.

A decretarne il successo mondiale, contribuì anche la cover che conteneva il disco. Leggenda vuole che nel febbraio del 1973 in una stanza a piano terra degli studi londinesi della Emi ad Abbey Road, un giovane designer fece vedere ai Pink Floyd diverse bozze per la copertina del loro album. Una li colpì in modo particolare, essenziale e d'impatto. Il grafico si chiamava Storm Thorgerson dello studio Hipgnosise. Da quel momento nascerà una collaborazione molto proficua tra la band e il giovane artista che consoliderà un rapporto già nato in precedenza con le cover di Ummagumma (1969) e Atom Heart Mother(1970) e che proseguirà con Wish You Were Here (1975), Animals (1977) e The Division Bell (1994)

Ma è soprattutto con The Dark Side of the Moon che avverrà il salto di qualità per la perfetta continuità tra l'immagine creata da Thorgerson e la musica suonata dalla band inglese nel disco. Infatti, l'immagine del prisma trasparente e dello spettro di luce su sfondo nero che compaiono sulla copertina del disco, copiata, per stessa ammissione di Thorgerson, da un comunissimo libro di fisica, si sposa perfettamente con il concept espresso dall'album; ovvero una sorta di scomposizione narrativa delle varie sfaccettature della natura umana e della sua esperienza. Se prendiamo come esempi brani come Speak to Me / Breathe troveremo riferimenti alla nascita e all'infanzia con le prime esperienze terrene; Time parlerà dell'invecchiamento e del soverchiante e rapido approssimarsi della morte, The Great Gig in the Sky esplorerà i pensieri religiosi e di morte; Money si burlerà di avidità e consumismo. Insomma tanti raggi di luce che come in un prisma si sparpagliano nel buio ma che qualche volta riescono ad illuminare la pazzia che ci accompagna quotidianamente durante la nostra vita.

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