di Marco Agustoni

Cinque band, cinque dischi in uscita. Venerdì 26 marzo al Live Forum di Assago, Pocket Chestnut, The N.U.V., Guignol, Insect Kin e Bialogard presenteranno ognuno il proprio nuovo album. Abbiamo intervistato i primi, che sveleranno al pubblico il loro disco d'esordio Bedroom Rock'n'Roll (ma potete già farvi un'idea della loro musica scaricando gratuitamente il loro EP A Way to Peruvian Bistrot, che la band distribuiva gratis ai concerti a chi portava loro una castagna), ovvero “rock'n'roll da cameretta”. Il titolo rende bene l'idea: con un approccio genuino e low-fi, i Pocket Chestnut hanno dato vita a dieci tracce intime e scanzonate allo stesso tempo, che potrebbero essere state registrate in una stanzetta di Monza o di Mortara, così come di Fort Wayne, in Florida. Ecco l'intervista con Pol, Ted e Tum (ne manca solo uno, Ema).

Venerdì 26 marzo presenterete il vostro disco ad Assago: di cosa si tratta?

Ted: Sappiamo ancora poco, ma è una serata organizzata bene: cinque gruppi presentano assieme il loro disco in questa sala laterale del Forum di Assago. Sarà divertente vedere l'arrivo dei gruppi e del pubblico in questo piazzale enorme dove ci stanno più o meno quindicimila macchine...
Tum: Noi in cuor nostro ci auguriamo che ci venga aperta una porta del Forum per andare a fare due tiri, dato che siamo appassionati di basket! In ogni caso, è una serata che Via Audio e 2Roads gestiscono per il Forum, e si chiama Friday I'm in Love.

Da dove viene il vostro nome?

Tum: Tradotto banalmente significa “castagna da tasca” ed è un nome che è nato così per gioco. Poi ci siamo resi conto che aveva il suo senso, perché ci piaceva il suono della parola, ci faceva ridere come concetto e poi ho capito che derivava da una storia di quando ero piccolino, perché mio padre mi metteva in tasca una castagna per prevenire il raffreddore quando andavo a scuola. Ed è un'usanza che a sua volta gli ha tramandato mio nonno e così via.

Da dove nasce invece la scelta di autoprodurvi?
Pol: Avevamo queste canzoni che ci siamo registrati da noi in casa e non ci sembrava avesse senso cercare un'etichetta in un periodo nel quale le etichette, anche quelle più grandi, chiudono. Così abbiamo pensato di fare da noi. Dal nostro punto di vista conviene anche, perché i soldi che guadagnamo vengono tutti a noi. Nel cercare un'etichetta avremmo speso energie per niente. Anche dal punto di vista della distribuzione, la percentuale di dischi che vendi nei negozi è irrisoria, a meno che non hai una grande promozione alle spalle.

È un po' un ritorno all'ideologia del “Do it yourself” punk degli anni '70-'80?

Pol: Nel nostro caso è solo qualcosa che ci è sembrato razionale. Quel “Do it yourself” della scena hardcore dei primi anni '80 aveva un significato anche politico, di reazione alle major che stavano diventando sempre più invadenti, mentre adesso le major non valgono nulla. Se una major mi proponesse un contratto discografico direi di no, perché comunque è un vincolo.

In questa ottica, quanto conta internet oggi per un gruppo musicale?

Tum: A livello di promozione è tutto. Una volta che sei attivo su un social network il pubblico te lo vai a trovare tu. MySpace è tutto quello di cui un gruppo può avere bisogno, lì ci sono i concerti, le canzoni... Poi con strumenti come ReverbNation puoi creare una catena di feed e coi tuoi centottanta caratteri di Twitter vai ad aggiornare direttamente tutti gli altri social network, è molto comodo. Da poco abbiamo anche inaugurato il nostro blog, che è scritto da Pol.
Ted: Internet, però, è importante più che altro perché fa sì che della gente ci venga a sentire. Dico una banalità grande come una casa, ma essere su internet serve ad arrivare poi alla nostra fotografia vera, che è quella di vederci a un concerto. Quando siamo dal vivo non c'è nessun tipo di filtro. Se la gente ci sente su YouTube o MySpace è importante, ma gli manca un pezzettino fondamentale.

Come definireste il concetto di “Bedroom Rock'n'Roll” che dà il titolo al vostro disco?

Tum: È il filo conduttore di tutte le canzoni del disco. Il posto dove sono state concepite e create è una cameretta. Quindi penso a una forma di rock che abbia però l'intimità di una camera da letto. È stato tutto registrato in camera mia o in quella di Pol, o comunque in casa, in studio non è stato fatto niente.

La scelta di cantare in inglese da dove deriva?

Tum:  È l'unico modo che conosco per restare su un palco e cantare davanti a qualcuno. Ho sempre cantato in inglese e la musica che ascolto è sempre stata in inglese, non è una forma di snobismo nei confronti di chi canta in italiano.
Pol: Non è una scelta dettata dalla volontà di rivolgerci a un pubblico più ampio. Se pensi all'idea di Bedroom Rock'n'Roll, delle cose nate in cameretta non sono nate con la volontà di conquistare un pubblico ampio, sono nate in maniera spontanea.