di Marco Agustoni

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Band at Work, l'EP uscito alcuni mesi fa, aveva già dato un assaggio della nuova direzione intrapresa dai Finley (leggi la precedente intervista). Ora, con il terzo disco in uscita il 30 marzo, intitolato Fuori, Pedro, Ste, Dani e Ka mostrano le loro carte e propongono quattordici canzoni in cui è presente tutta la loro voglia di sperimentare. Sonorità più tese, più rock, ma anche tre ballad e, qua e là, qualche inserto elettronico che non ti aspetti. Ma che ai Finley piaccia giocare è chiaro sin dalla copertina di Fuori, dove i quattro musicisti si sono divertiti a nascondere (e sono loro a svelarceli uno per uno) tanti piccoli dettagli, dalla radiografia del ginocchio di Pedro agli omaggi a Lost e ai Blues Brothers. Ecco l'intervista.

Cominciamo dal disco nuovo: Fuori da dove o da che cosa?
Pedro: Fuori vuol essere una sorta di gesto liberatorio, dato che sono quasi due anni che non ci facevamo vedere. Siamo tornati con un disco che ci soddisfa pienamente, basato su quattordici mesi di lavoro in totale autonomia. Questo tempo c'è servito per trovare il percorso che i Finley probabilmente intraprenderanno nei prossimi lavori. È un disco con sonorità diverse rispetto ai due precedenti, che avevano una forte matrice pop-punk. C'è nel disco un occhio di riguardo rispetto a qualsiasi sonorità riconducibile al rock classico, con riferimenti al rock blues, passando dallo swing all'elettronica fino al rock ignorante.

È stata una svolta pianificata o è avvenuta naturalmente?
Pedro: È stata una cosa graduale. Dopo i primi provini ci siamo accorti di un'attitudine diversa che emergeva. Mentre prima eravamo al servizio della canzone, ora abbiamo trovato un approccio diverso. Abbiamo reso più scarni gli arrangiamenti, tirato fuori l'essenziale. Abbiamo capito verso che sound rivolgere i nostri sforzi e credo che i prossimi lavori saranno improntati a queste sonorità.
Ka: Ci sono pezzi molto vari in questo disco. Quello che sarà dopo è difficile dirlo, anche perché in questo caso quello che è successo durante il tragitto ha cambiato le cose. Ci piacerebbe che fosse tutto come Gruppo Randa, ma non ha senso deciderlo adesso perché poi magari cambieremo idea. Siamo molto istinitivi.

Pensate che il vostro pubblico abituale vi stia dietro in questo cambiamento?
Ste: Non ci preoccupa. Ma non è che non ce ne freghi niente, perché il pubblico cresce con noi e sta a noi far crescere le persone che abbiamo preso prima. È stato un cambiamento che noi abbiamo sentito naturale e pensiamo che le persone lo percepiranno come tale.
Dani: Poi il pubblico è imprevedibile. Magari tu dici: “Questa cosa è pazzesca!”, poi però non piace a nessuno, e viceversa. Quindi basarsi su queste previsioni non ha senso.
Ka: Inoltre il nostro EP Band at Work ha avuto anche questa funzione: abbiamo cercato di alleggerire un po' l'attesa e di far capire che noi stavamo andando su quelle direzioni.

Durante l'ultimo Premio Videoclip Italiano vi è stato assegnato un premio alla videografia: quanto contano i video nel vostro modo di comunicare col pubblico?
Dani: Il video è una componente fondamentale perché mostra come sei e dà un qualcosa in più alla canzone. In questo momento abbiamo deciso di provare un approccio diverso al video, cioè non fare due o tre singoli separati, ma un film-clip, per cui ci saranno cinque video collegati da un'unica storia e ognuno avrà come colonna sonora uno dei brani del disco.
Pedro: Tante volte un video può dare ma tante può anche togliere a una canzone, per questo è importante scegliere il regista giusto per quel brano.
Ka: Poi noi siamo abbastanza rompipalle, facciamo molto caso quando vediamo i primi montaggi del video, siamo sempre lì a cercare ogni dettaglio che non va e proviamo a dare una direzione giusta.

C'è qualcosa che non vi piace del successo?
Ka: Forse il doversi sempre relazionare al mercato, ai numeri, ai dati. Noi con questo disco abbiamo lavorato in maniera “controproducente”, bloccando i lavori...
Ste: Non ci siamo mai adattati alle richieste di mercato per non perdere l'onda. Abbiamo sempre pensato che stava solo a noi.
Pedro: Quello che a me non piace è che la qualità va sicuramente in secondo piano rispetto alla forma e alle possibilità promozionali di un disco, per cui i pezzi che passano tantissimo in radio magari non ti piacciono, non sono di qualità, ma finiscono per piacerti perché li senti in continuazione.