di Fabrizio Basso

La pianura è lì, dietro l'angolo ma è già lontana quanto basta per non sentirsi più nella Bassa. Maurizio Solieri vive a pochi chilometri da Bologna. In una casa che è anche un percorso di vita oltreché un asilo famigliare. Si intitola semplicemente Volume 1 il suo primo disco in solitario. Solieri ha suonato il basso e tutte le chitarre elettriche e acustiche e ha coinvolto nel progetto diversi musicisti come i tre grandi batteristi italiani: Adriano Molinari, Daniele Tedeschi e Beppe Leoncini. Questi ultimi non sono gli unici ospiti del disco, al quale hanno partecipato anche Andrea "Cucchia" Innesto al sax nel brano Every little thing, Mimmo Camporeale alle tastiere, piano acustico e organo Hammond, Frank Nemola (collaboratore e co-arrangiatore di vari dischi di Vasco) che ha scritto e arrangiato gli archi nel brano Please, believe me che vede come ospite alla voce Michele Luppi dei Killing Touch.

Partiamo dal classic rock.
E' la base di tutto. Solo che in certi locali non mi fanno suonare, lo considerano un limite. Al Camdem di Londra ogni sera c'è un genere diverso e quindi c'è spazio per tutti. Io suono con Vasco automaticamente sono un fighetto e quindi non mi vogliono. Danno il palco solo a chi fa reggae o indie oppure a cover band di Vasco o Ligabue. Non c'è rispetto. E neanche si fa differenza tra dilettanti e professionisti.
Si vuole ghettizzare la musica?
E' per me la cosa più importante. Cercano di sminuirla, manca la memoria storica. Il mio Volume 1 è fatto appositamente per chi vuole ascoltare buon rock e buon blues. Frequento il classic rock e me ne vanto. Sono un cannibale di dischi e dvd (confermiamo: casa sua è un mausoleo della storia del rock, ndr).
Non le piace niente di moderno?
Ci sono gruppi interessamti. I Jets mi ricordano gli Airbourne. Questi ultimi sono i figliocci degli Ac/Dc. Oggi c'è una esagerata voglia di apparire. Ma nonostante ciò mi guardo attorno e analizzo quanto accade o percepisco. Ancora oggi prima di salire sul palco Vasco dice: andiamo a divertirci.
Oggi la discografia brucia i tempi. Vasco non nascerebbe mai: concorda?
Abbiamo iniziato a suonare nel 1977, il primo album è del 1978 ma il successo è arrivato col sesto album, Bollicine nel 1983. Ma come Vasco non avremmo più Dalla, Zucchero, Ligabue, Renato Zero: sono venute meno le condizioni storiche. Ma sono cambiate tante cose: i ragazzini fanno la fila e spendono 500 euro per l'i-phone e poi scaricano i dischi da pochi euro. Non lo capisco. Sarà che sono tanto analogico e poco digitale.
Lei non scarica?
Se so che esce un disco di Slash vado ad ascoltarlo su youtube ma poi lo compro.
Parliamo di Volume 1.
Io scrivo di tutto: blues, rock e pezzi acustici. Nel disco ci sono cose che hanno dieci anni e altre recenti. Blues in B Minor è stato concepito a fine anni Novanta per il progetto Chitarre d'Italia portato avanti con Dodi Battaglia e Franco Mussida. E' molto alla Santana. Io conservo tutto. Ho una cassetta del 1979 con le prove della prima band di Vasco. Ma tante cose sono cambiate. Ora il pubblico è esibizionista: si autofotografa e beve birra. Spesso a torso nudo. Altro brano vecchio è Endless Lover, scritto nel 1999-2000: nasce cantato ma io l'ho fatto strumentale. Poi mi sono divertito a mettere lunghe code strumentali ai brani. In Please believe me c'è il mood di Stairway to Heaven dei Led Zeppelin. Ricorro alla stessa melodia vocale sulla chitarra: non sono un cantante ma mi diverto.
Quante chitarre ha?
Circa 35 ma non è vanità è amore per la musica. Il mio sogno è uno mio studio.
Riparte il tour con Vasco?
Torino poi un po' di Europa e a settembre Bologna, Firenze e forse Cagliari. Lavoriamo insieme da 33 anni. Con lui posso permettermi di avere dieci chitarre al seguito e cambiarla ogni due, tre canzoni.
Certo che questo suo progetto solista è impegnativo.
Ci sto investendo molto artisticamente ed economicamente. Con la Barley Arts dell'amico Claudio Trotta sto lavorando a un tour. Il disco non venderà molto ma è un biglietto da visita per i concerti. Ricordo che nel 1997 si suonava gratis nei locali. Ai tempi ero militare a Napoli. Oggi il talento, sempre che esista, come si individua? L'ex New Trolls Nico di Palo suonava la chitarra con i denti come Jimi Hendrix. Mi piacciono Le Vibrazioni: ricordano Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso e, appunto, New Trolls. Il primo disco di Sarcina e compagni era molto appetibile poi hanno deciso di tirare fuori le radici rock, soul e hanno venduto la metà. La musica è evoluzione.
Quando ha conosciuto Vasco?
Era l'inverno del 1977. Mio compagno di collegio era Sergio Silvestri, batterista e membro di un power trio alla Cream. La mia famiglia mi voleva medico ma quando mi sono visto col camice ho pensato: voglio essere Jeff Beck o Jimi Hendrix. A Zocca funzionava Punto Radio che copriva sette province. Io ero militare. Ricevetti una telefonata  da Silvestri che mi diceva di prendere una licenza perché bisognava andare a Milano con Vasco: c'eran da fare dei provini e serviva un chiattarista. Vasco aveva i capelli biondi tagliati a spazzola. E la prima chitarra elettrificata, la Ovation. Credo che in Italia il primo a usarla sia stato Franco Mussida. E' nata una collaborazione che dura tutt'oggi.
Concorda che Jimi Hendrix è stato il vero rivoluzionario della chitarra?
Prima parlerei della rivoluzione dei Beatles. Nel 1966/68 sono passati da quasi boy-band al sitar di Revolver e poi al Sergent Pepper, il vero spartiacque. Hendrix lo spartiacque lo ha fatto da subito, nel 1967 con Are You Experienced?. Poi ci sono Jimmy Page e Jeff Beck, il chitarrista dei chitarristi. E' un poeta.
Abbiamo speranza per il futuro?
Incontro bambini che a otto anni sanno tutto quello che ho fatto. C'è speranza. Il problema è a monte: in Italia a scuola insegnano flauto e chitarra acustica. Negli Usa si insegnano strumenti veri poi sarà il ragazzino a decidere se continuare. Noi ci cambiavamo in auto, oggi senza camerino i ragazzini si imbestialiscono.

Altri tempi, altre storie, altri spessori. Maurizio Solieri accarezza le corde della sua chitarra come fossero non diciamo figli ma nipoti. Guarda lontano anche se chiuso in casa. Perché un musicista non ha confini che ne limitino il genio.

Maurizio Solieri in Canzone