di Fabrizio Basso

Più che il cuore pulsano le coscienze. Popolari e politiche. E sociali. Miguel Bosè lancia Cardio, il suo nuovo album in uscita il 16 aprile 2010 che definisce "un disco brit-pop, solare, sfacciato e irriverente” ma, contrariamente a tanti suoi colleghi, non sfugge ad alcuna domanda e dunque l'intervista diventa un viaggio, eccitante e periglioso, nel suo pensiero, quello di signore di 54 anni che dalla vita ha avuto tutto ma ha anche dato tanto. Ha fatto sognare negli anni Ottanta con brani quali Anna e Super Superman, poi per un po' non lo abbiamo più visto. E leggendo l'intervista qualche perché lo abbiamo trovato. E ora eccolo, di nuovo sul fronte del palco e sul fronte della vita, con l'occhio guizzante di un adolescente saggio.

In Cardio c'è una sola canzone in italiano.
E' vero, è Per te e per realizzarla ho collaborato con Lorenzo Jovanotti.
E' un album duro nei testi, attacca l’Opus Dei in Y poco mas.
Mi ha ispirato la crisi di fede di una persona che in passato ha collaborato con me. L’Opus Dei è assimilabile ad Al Quaeda o all’eroina: sei un adolescente e trabocchi di autostima su cui si appoggia una infelicità di fondo: entri in queste comunità e per chi è più adulto e scaltro è facile tirarti dentro, coinvolgerti. Sono dei potentati che entrano in tutti i business. Ma sta per abbatersi su di noi un fenomeno ancora più pericoloso, stanno arrivando i Legionari di Cristo: al confronto l’Opus Dei sono agnellini.
In Jùrame parla di Cuba.
Ormai siamo arrivati alla quarta generazione di esiliati. La prima fu quella del 1959/60. Questa quarta generazione non parla neanche più lo spagnolo e quando i nonni gli dicono di recuperare certe radici non capiscono, si disinteressano. Con Juanes a Cuba abbiamo cantato per un milione e 600mila persone. A Cuba c'è chi vuole mantenere l'attuale status quo, chi sa che le cose cambieranno ma non si impegna per cambiarle e chi vuole le aperture. A Cuba non c'è alcun comunista, sono tutti castristi. C'è l'insediamento cubano a Miami che è molto forte. E c'è ancora chi la sera si ferma sulla spiaggia e guarda in direzione dell'isola che dista appena 103 chilometri.
E l'Italia?
E' metà del mio sangue. Non sarei di destra neanche lobotomizzato. Comprendo che nell’equilibrio della democrazia ci voglia una destra ma deve essere dialogante e progressista e non riportare al passato.
Ci vede così in Italia? Che dovremmo fare?
Domani non votate Berlusconi.
In Spagna le coppie gay possono girare liberamente. In Italia per bene che vada sono ceffoni. Quando va male coltellate.
Fin dai tempi della Repubblica la Spagna ha accettato un Dio chiamato Amore: chi sei tu merda di uomo per dirmi che devo fare dei miei sentimenti? Per fortuna la storia non si ferma, va avanti anche per quelle idee che molti vorrebbero abortire.
A proposito di aborto: che ci dice?
La legge che lo regolamenta non dice che tutte le donne devono abortire. Però se una ha subito violenza o ci sono rischi per la salute deve poterlo fare, deve poter scegliere. Grazie all'esistenza di una normativa chi abortisce non è un delinquente. Una democrazia deve garantire ogni possibile alternativa ai suoi cittadini. Anche se a beneficiarne fosse una sola persona. (Non lo cita ma si capisce che con un po' di ironia pensa a Silvio Berlusconi, ndr)
Secondo lei la lontananza dal Vaticano ha agevolato i progressi spagnoli?
Certo.
Torniamo al disco. Anzi a lei: è in formissima!
Sono ricorso a una dieta ayurvedica che in pochi mesi mi ha portato da 104 a 81 chilogrammi. Ora ho difficoltà a trovare gli abiti: i grandi stilisti devono liberarsi dalla schiavitù della taglia 38. Da piccolo ero un cetaceo. E poi dovevo entrare nella copertina dell'album.
Cardio è un disco musicalmente semplice.
La gioventù è intensità e i discorsi sono barocchi e sovraccarichi. Nel tempo si riduce. Una volta chiesero a Picasso come avrebbe dipinto tra vent'anni e lui rispose come un bambino. Col tempo si va a semplificare. Io 40 anni fa avrei scritto una canzone di 400 parole comprimendole.
Progetti cinematografici?
Non sono un attore. Ho incontrato registi straordinari che mi hanno fatto lavorare ma non ho gli strumenti. E' una professione eroica: io non so cosa significhi aspettare, la musica è adrenalinica, il cinema è fatto di attese.
Lei è impegnato socialmente.
C'è la mia fondazione Metropolis Global con sede a Bogotà: ci occupiamo di riciclaggio. Cerchiamo di sviluppare la cultura del riciclo. Il pianeta è una pattumiera, tutto deve essere riciclato e riciclabile.
Tour?
Parto da Calì, Colombia, il 5 maggio 2010. Poi vado in Messico. Spero di venire anche in Italia.
Che concerto sarà?
Due perle rare del passato, dieci canzoni di Cardio e un sessanta per cento di successi.
Ma aveva detto che non avrebbe più cantato i suoi pezzi storici...
Ha ragione ma esiste una parola straordinaria che mi salva: contraddizione!!

E con questa frase (semi)ironica finisce l'intervista. Miguel Bosé si tocca il Cardio...eccome se pulsa!!!!