di Marco Agustoni

Interessante intreccio tra rock, crossover, pop e altro ancora, il disco d’esordio The Art of Noise ha dato una dimostrazione delle potenzialità insite nel sound degli Erica’s Fall, band piacentina formata da Davide Magnani (voce), Tommaso Tabaglio (chitarra), Giovanni Anselmi (chitarra), Davide Confalonieri (basso) e Federico Merli (batteria). Proprio quest’ultimo ci ha parlato del disco e dei futuri progetti del gruppo. Leggi l’intervista.

The Art of Noise: un titolo programmatico per un disco…
È un titolo che abbiamo scelto perché rispecchiava bene la musica contenuta nel disco. Quando è partito il nostro progetto nel 2006 non abbiamo mai suonato con l’idea di fare un genere particolare, ma venendo tutti e cinque da esperienze molto diverse abbiamo tentato semplicemente di amalgamarle tra loro per ottenere un suono il più possibile originale.

Avevate dei punti di riferimento musicali quando vi siete messi a registrare?
Il filo conduttore del disco è sicuramente il rock. Poi ci sono delle venature diverse in ogni canzone, dal funky al pop melodico. Ma gruppi di riferimento preciso non ne abbiamo mai avuti.

C’è un brano, Questione di scelte, cantato in italiano e piuttosto diverso dagli altri, che avete inciso con il gruppo hip hop ET3. Come è nata questa collaborazione?
È nata un po’ per caso: ci siamo trovati a condividere il palco di un festival con gli ET3 e ci eravamo aggiudicati le prime due posizioni. Così ci è venuto in mente di provare a mettere insieme un pezzo crossover in italiano misto inglese e vedere com’era il risultato.

La scelta di cantare in inglese è nata in maniera spontanea?
L’inglese ci è sempre suonato meglio perché è più orecchiabile, ci sembra più adatto alla musica che vogliamo fare. E ad essere sincero ascoltiamo soprattutto musica cantata in inglese.

Avete una formazione da conservatorio: questa impostazione musicale com’è entrata a far parte del vostro sound di oggi?

È un po’ il bagaglio con cui tutti noi siamo entrati nel gruppo. Soprattutto per quanto riguarda l’arrangiamento a livello melodico, più che ritmico, si è fatta sentire questa influenza.

In questi anni vi sarete fatti un’idea del funzionamento del mercato discografico italiano: vi sembra che ci sia spazio per giovani band come voi?
Magari lo spazio c’è, ma quello che si fa sentire nella discografia italiana è la paura di investire su qualcosa di nuovo e che non è un prodotto da vendite sicure. Questo è il grosso problema, ci si limita a investire sul pop italiano e diventa più difficile per gli altri sgomitare per arrivare ad attirare le attenzioni delle grandi compagnie.

Ora che programmi avete?
Stiamo scrivendo alcune canzoni nuove, ne abbiamo già tre pronte, ma l’attività principale in cui siamo intenti adesso è promuovere il disco assieme allo staff della Bad Chili. A metà maggio dovremmo girare il nuovo videoclip, di Walk on By, che seguirà quello del primo singolo, Vertical Space.