di Camilla Sernagiotto

Ventidue anni e già su uno dei più importanti palchi della storia della musica, da cui scende prima vincitore di SanremoLab, il concorso dedicato ai giovani emergenti che desiderano partecipare al Festival della Canzone Italiana, poi soddisfatto per il Festival vero e proprio, a cui ha partecipato con il brano Come l’autunno, scritto assieme a Francesco Tricarico.

Di sicuro Romeus ne farà di strada, ma una cosa è certa: il ragazzo ne ha già fatta parecchia.
Al secolo Carmine Tundo, originario della provincia di Lecce, Romeus deve il suo pseudonimo a una vera passione per il film Romeo + Juliet di Baz Luhrmann, rivisitazione in chiave moderna della pièce di Shakespeare. Nonostante la giovane età, ha alle spalle una solida esperienza live grazie a una lunga gavetta nel circuito rock alternativo salentino.

Ma il vero sogno musicale inizia con l’invio di una demo al produttore discografico Corrado Rustici, che ascolta con attenzione i brani e li sottopone all’attenzione della Sugar, la major di Caterina Caselli, dando il via alla collaborazione che sfocerà nel primo progetto discografico del cantautore: l’album d’esordio Romeus, uscito lo scorso febbraio.
11 brani inediti, tra cui Come l'autunno, attraverso i quali si dipana un sottile fil rouge, ossia il tema del viaggio inteso come spostamento verso un nuovo posto da conoscere, verso una nuova emozione, verso una nuova persona da scoprire o riscoprire.

E noi abbiamo incontrato Romeus per farci raccontare il suo nuovo viaggio verso il successo.

Dopo la partecipazione al Festival è cambiata la tua vita?
No, la mia vita non è cambiata: il Festival di Sanremo è un buon palco da cui fare arrivare la mia musica alla gente, ma diciamo che non mi ha sconvolto la vita. Mi ha molto emozionato suonare al Festival, soprattutto il fatto di suonare con l’orchestra. Adesso sto lavorando sul live in vista dell’estate, poi c’è la promozione del cd per cui stiamo girando di club in club per presentare in versione acustica il nuovo album.

Quando hai iniziato a suonare?
Ho incominciato a cantare da bambino, poi nell’adolescenza ho iniziato a suonare, entrando in una band reggae e ska, e da lì è iniziata poi la mia sperimentazione musicale dei diversi generi, a partire dal punk e dall’elettronica, dopodiché ho deciso di fare il cantautore perché non volevo avere limitazioni di genere, volevo fare musica a 360°.

Hai un rito propiziatorio particolare da fare prima di un concerto o un portafortuna?
Sulla chitarra ho una placca dove ho inciso visi e particolari delle persone a me care, quelle che mi hanno aiutato a realizzare il mio sogno.

Quali poster tappezzavano la tua cameretta da adolescente?
Quello dei Depeche Mode, degli Ska-P, di Freddy Mercury, uno dei miei miti incontrastati, e di Notre-Dame de Paris, un musical che adoro perché ha un’atmosfera molto gotica e dark. Poi mi piace molto Skin degli Skunk Anansie, i System of a Down, i Rage Against the Machine, i Muse, i Radiohead e ovviamente i Beatles.

L’ultimo concerto a cui sei stato?
Sono andato a sentire il Teatro degli Orrori, un gruppo italiano noise rock.