di Fabrizio Basso

da Correggio - Cinquanta primavere sulla carta di indentità e venti da professionista della musica. E' davvero speciale questo 2010 per Luciano Ligabue. Eppure la sua vita continua a essere lastricata di prime volte. Esce l'11 maggio 2010 Arrivederci, Mostro!, il suo nono album di inediti, quindicesimo sommando live, antologie e colonne sonore. Bene questo disco, che esce esattamente vent'anni dopo Ligabue, quello d'esordio, ha due novità: per la prima volta l'artista di Correggio non compare come produttore nè co-produttore, delegando tutto a Corrado Rustici, e sempre per la prima volta un suo brano, Caro il mio Francesco, oltrepassa i sette minuti. Altra new entry è la doppietta all'Olimpico di Roma: il 9 e il 10 luglio suonerà lì. Poi va a Firenze il 13, due date a Milano San Siro il 16 e il 17 per chiudere il 20 e il 21 rispettivamente a Padova e a Messina.

Che periodo attraversa della sua vita? Ci sono tanti mostri?
E' un buon periodo personale e non mi lasco angosciare dalle paure. Sono anni buoni nel mio rapporto con questo lavoro. Percepisco meglio l'affetto che arriva dalle gente.
In Caro il mio Francesco (dedicata a Francesco Guccini, ndr) parla di topi...
Partono dichiarandosi puri, ma poi fanno di tutto pur di avere spazio. Anche infamare. Di loro mi infastidisce soprattutto la spocchia, lo snobbisno che si cela dietro gli atteggiamenti. Ce l'ho con i tempi veloci che portano a esprimere un giudizio senza prima maturarlo. Riconosco che questa è una canzone poco utile: preferisco quelle che fanno ballare, cantare, emozionare, riflettere. Qui c'è l'elaborazione di un dolore personale.
Ha voglia di parlarcene?
Nel novembre 2008 la mia compagna e io abbiamo perso un bambino al sesto mese di gravidanza. Mi era già successo in passato ma prima del terzo mese. Questa è un'altra cosa: a sei mesi è tutto vero, c'è un funerale e ci sono stati d'animo che vanno dall'incazzatura all'elaborazione.
Poi c'è Quando mi vieni a Prendere che parla della strage di Dendemorde, Belgio, quando il 23 gennaio 2009 una ragazzo di vent'anni armato di coltello entra in un asilo nido, uccide un adulto, due bimbi e ne ferisce dodici.
Ho sentito il bisogno di confrontarmi con quel fatto di cronaca e ho fatto una cosa che di solito rifiuto: mi sono messo nei panni di qualcun altro, in questo caso di un bambino.
In Nel Tempo cita l'omicidio di Ermanno Lavorini, ucciso a 12 anni a Viareggio nel 1969: un assassinio che paralizzò l'Italia.
Nessuno credeva che si potesse far male a un bambino. E' stata la mia prima paura: da quel giorno ogni rumore nella mia cameretta è diventato spaventoso
Toni più leggeri con Taca Banda, dove alla batteria c'è sui figlio Lenny di 11 anni.
E' un pezzo scrauso, l'idea è quella di una compagnia un po' alticcia che racconta stati d'animo e vizi umani.
Parliano de La Verità è una Scelta.
E' la canzone più nuova dell'album. Racconta che la tua idea di verità te la devi cercare.
E' un disco carico di chitarre.
Corrado Rustici le ha volute. Vent'anni fa il mio primo disco era ricco di chitarre quando il rock era fatto soprattutto di tastiere. vent'anni dopo stessa situazione. E confesso che tutte 'ste chitarre mi piacciono.
C'è impegno sociale e politico nella musica?
Questo è un mestiere di privilegiati. Lamentarsi del successo è sbagliato. E proprio perché sei privilegiato è giusto che ti esponi anche se diventi più vulnerabile.
Con Buonanotte all'Italia e Il mio Nome è Mai Più si è esposto.
In realtà sono canzoni sentimentali. Non credo di essere capace di scrivere canzoni politiche. E comunque non ricordo di canzoni recenti che mi abbiano spinto a qualche riflessione.
Però ha fatto il consigliere comunale a Correggio.
Sono nato in una famiglia comunista e cresciuto in Emilia, una regione di comunismo allegro opposto a quello russo. Nel 1977 ero partecipe del movimento studentesco ma lo vivevo un po' a modo mio. Poi quando avevo trent'anni, dopo anche una esperienza come responsabile Arci a Reggio Emilia, mi è stato chiesto di occuparmi di piccole cose nella mia zona. Sono stato eletto tre giorni prima dell'uscita di Ligabue, ho partecipato a tre sedute del consiglio e ho capito che le mie cose erano le ultimissime del bilancio, non ci saremmo mai arrivati. E' difficilissimo fare politica oggi.
Curiosa la cover del disco.
E' un sarago che regge un paese. E se lui decide di inabissarsi?
E' parecchio che non fa il regista.
Mi piacerebbe fare un film ma non cerco copioni, aspetto l'idea. E negli ultimi anni mi sono concentrato sulla musica.
Il tour?
Non vedo l'ora. Ho voglia di suonare il nuovo disco, ce ne sarà tanto. Per l'autunno mi vedo più nei teatri che nei palasport.
Come si vede senza musica?
Mi vedo male.

Luciano Ligabue è schietto. E' come lo si vede. Ci ha messo cinque anni per creare Arrivederci, Mostro! partendo con cinquanta canzoni per poi andare a scremare fino a dodici. E del singolo esiste pure una versione acustica che verrà pubblicata più avanti, verso natale. E' un album ricco e articolato. Molto rock ma che scivola sulle ballad in alcuni momenti. E poi c'è quell'arrivederci che lascia ben sperare per il futuro.

Il video ufficiale di Un colpo all'Anima