di Camilla Sernagiotto

“Jovanotti for President” è stato il suo primissimo album, pubblicato nel lontano 1988, ma potrebbe essere un futuro striscione elettorale, vista la popolarità che il cantautore romano ha riscosso all’Università di Harvard il 27 Aprile 2010.
Accolto come una vera e propria star internazionale, Lorenzo Cherubini ha vestito i panni di professore di diritti umani nel prestigioso ateneo americano che lo aveva invitato su iniziativa dalla Italian Society e in collaborazione con il Consolato generale italiano a Boston.

Titolo della lezione, 'Music and Human Rights'.
Posti a sedere rimasti: nessuno.

A furia di pensare positivo, non annoiarsi, fidarsi di te e muoversi, muoversi, l’ex rapper è riuscito ad arrivare all’ombelico del mondo, non tanto l’America o uno dei più famosi college della storia, ma il cuore dei giovani: a registrare il tutto esaurito in sala sono stati soprattutto loro, ragazzi e ragazze italiani, statunitensi e di ogni nazionalità ed etnia, tutti accorsi ad ascoltare le parole questa volta parlate e non cantate dell’artista, da sempre impegnato in maniera autentica nel diffondere messaggi di pace.

Per oltre due ore, Jovanotti ha risposto in inglese alle tante domande di studenti e professori, mentre a poche aule di distanza Mohammed El Baradei, ex direttore dell'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica, teneva un seminario sul disarmo nucleare.
“Questo dimostra che la musica può avere la potenza di una centrale nucleare" ha commentato Lorenzo Cherubini, che da sempre nutre una fiducia estrema nella musica come mezzo di pace, come vero e proprio media attraverso cui comunicare la necessità di un impegno umanitario e sociale.

Da sempre incline a sostenere attività benefiche, partecipando anche all’iniziativa lanciata da Bono Vox e Bob Geldof nel 2001 per cancellare il debito dei paesi africani, in molti presenti nel Wiener Auditorium della Harvard Kennedy School si ricordavano di quando Jovanotti, insieme al frontman degli U2 sul palco di Sanremo '98, invitò l'allora presidente del Consiglio Massimo D'Alema e l'allora capo dell'opposizione Silvio Berlusconi a ridurre il debito dell'Italia nei confronti dell'Africa.

Il cantautore ha parlato anche della sua esperienza a Cuba e di quella a New York, del potere quasi sovrannaturale della musica, delle emozioni che un buon testo unito a una bella melodia possono infondere nella gente, del messaggio di pace che le note riescono a portare dovunque nel mondo.

Nei concerti che sta tenendo in Nord America, tra Boston, Toronto, Montreal e Chicago,  Jovanotti canta in italiano e dichiara che  "non importa se in tanti non lo capiscono, perché alla fine il messaggio arriva lo stesso ed è questo ciò che conta".
Un modo internazionale di fare musica, ma che porta con sé, come lui stesso riconosce, un valore aggiunto tutto italiano: “La gente percepisce la mia italianità. Io non so bene cosa significhi, perché ci sono nato ed è naturale per me essere così, ma sento che il mio messaggio arriva alle persone anche perché proviene da lì. E' un modo d'essere positivo che la gente condivide".

Pensare positivo l’ha reso un ragazzo fortunato, ma la sua fortuna se l’è costruita nota dopo nota.