di Fabrizio Basso

Prendete tutto il meglio degli anni Settanta e Ottanta. Giusto per citare qualche ingrediente Yes, Emerson Like and Palmer, Genesis, Prefab Sprout, Jethro Tull....ma potremmo andare avanti per parecchie righe. Shakerate tutto e bene. Niente ghiaccio che annacqua, ma il bicchiere gelido si perché la freschezza ci vuole. Insomma forse si fa prima ad ascoltare Midnight Talks, ultimo album di A Toys Orchestra. Registrato ad Abbey Road? A Los Angeles? Ci ha messo lo zampino Will.I.Am? Fandonie. E' tutto made in Italy. E', deve essere l'orgoglio del made in Italy. Si chiamano Enzo Moretto, Raffaele Benevento, Andrea Perillo e ultima, ma solo perché è la regina della band, Ilaria D'Angelis. Sul palco sono una qualcosa di straordinario. A parte Perillo che è intrappolato nella sua trincea di batteria, gli altri fanno festa scambiandosi gli strumenti, i ruoli, i posti e le voci. E non c'è una stonatura. Lo show ha un inizio di disarmante, ricorda Psyche Rock di Pierre Henry. Poi arrivano loro, A Toys Orchestra, e si entra nel regno della musica universale. basta scoprirla. Basta, come ci ha raccontato Ilaria D'Angelis, capire che l'Italia è parte dell'Europa, non ne è una provincia e dunque una band italiana che fa canzoni in inglese...resta una band italiana. Lei suona, da autodidatta, piano, chitarra, synt e basso; Moretto è chitarra e piano; Benevento basso e chitarra; poi c'è Perillo abbarbicato alla batteria. Tutti, tranne quest'ultimo, ci mettono la voce. Sono di Agropoli, provincia di Salerno, vivono a Bologna ma per inseguire un'ideaa che si chiama musica hanno dormito ovunque.

Ilaria D'Angelis giganteggia sul palco. Per grinta ed energia non ha nulla da invidiare ai compagni di viaggio. E' felina nei movimenti e quando gioca con synth e piano sembra una aliena. Potrebbe essere a San Siro come in camera sua che non farebbe differenza. Lei è lì per la musica. Anzi, la musica è lì per lei. Lei la irretisce, la fa girare tra le dita. E' la sirena dell'Eneide e le note sono Ulisse e i suoi naviganti. Ma non hanno il tempo di legarsi all'albero maestro. E, diciamocelo, neanche lo vogliono.

Undici anni di storia e quattro album.

Facciamo tanti concerti. Però i dischi precedenti hanno avuto una lunga elaborazione. Andando in tour sempre è difficile chiudere un progetto. Questa volta siamo stati più veloci. I brani erano pronti da tempo, dovevamo solo trovare un filo logico al disco.
E' un disco diverso dai precedenti, più seducente e più suonato.
E' diretto e sanguigno. Avevamo pronti 42 brani, siamo entrati in studio con 22, 23 per sceglierne 14. Una scelta tormentata, le canzoni sono figli per chi le scrive.
Avrete un po' di materiale nel cassetto da recuperare in futuro.
riutilizziamo mai niente, o quasi. Ogni volta si riparte da zero.
Avete radici punk rock (hanno suonato con i Mesulid prima di diventare A Toys Orchestra, ndr) che non si sentono in Midnight Talk.
Eravamo adolescenti nei primi anni Novanta e quindi ci siamo beccati tutto il grunge. Quindi negli ascolti siamo tornati indietro. Se ti fossilizzi su un periodo finisci per ascoltare sempre le stesse cose e non le vivi obiettivamente.
Lei suona tutti gli strumenti.
Ricorrere a un solo strumento limita perché non permette alle idee di svilupparsi. Fare musica è un gioco e il nostro, tra movimenti e incroci è uno spettacolo circense.
Lei è polistrumentista e autodidatta: complimenti.
Come tutti nel gruppo perché abbiamo iniziato a suonare da adolescenti. Però a poter studiare è meglio perché a volte hai le idee e non riesci a svilupparle. La musica non ti segue. Certo poi c'è la doppia possibilità: inziiare a suonare da piccoli a volte spegne l'entusiamo altre lo rafforza.
Ha voglia di fare un disco suo?
C'è un tempo per tutto. Midnight Talk lo ha fatto interamente Moretto, in altri album c'erano mie cose. La maturazione deve essere graduale, occorre sentirsi pronti.
Avete una cover molto forte, famelica. Ci avevate abituati a disegni dolci, lievi.
E' vero, è distante dalle precedenti. Già avere optato per una fotografia è per noi rivoluzionario. Poi era una disco d'amore, un amore tormentato e dunque abbiamo scelto quelle labbra che si affrontano.
All'estero avreste già sfondato?
Chi può dirlo. E' però sbagliato che chi canta in inclese sia accusato di esterofilia: non è così, siamo parte di una dimensione europea. L'Italia è Europa anche se ha poca attenzione per la musica.
In che senso?
Lavoriamo settimane, mesi, anni per fare un disco, per fare concerti. Non conosciamo orari nè tredicesima né quattordicesima. Siamo il terzo mondo della musica. Quando la musica sarà considerato un lavoro? Ma nonostante ciò sono ottimista. Credo che presto la situazione migliorerà.