di Marco Agustoni

I Jobi 4, con alle spalle un EP e tanta esperienza come musicisti, presenteranno in serata il proprio omonimo disco d'esordio alla Salumeria della musica di Milano, un misto di jazz e pop di gradevole ascolto con cui sperano di lasciare il segno nel cuore del pubblico (e a giudicare dal singolo Sunflower, hanno tutte le carte in regola per farlo). Ce ne ha parlato Johannes Bickler, batterista e leader della band, a cui si accompagnano la vocalist Federica Caiozzo, il pianista Fabio Visocchi e il contrabbassista Cesare Pizzetti.

Questa sera presenterete il vostro disco dal vivo alla Salumeria della Musica: nervosi o rilassati?

Ottimisti, ma assolutamente non tranquilli, perché come ti puoi immaginare il debutto è sempre molto emozionante. Siamo molto contenti di far sentire finalmente i brani al pubblico e siamo fiduciosi che ci sarà tanta gente, come l'anno scorso quando avevamo presentato il nostro EP sempre alla Salumeria. Allora la gente era rimasta contenta, speriamo che lo siano ancora di più quest'anno.

Cosa ci avete messo, in questo vostro disco d'esordio?

Ci sono i quattro brani dell'EP, più sei brani inediti. A questo disco abbiamo lavorato – tutto compreso – da ottobre a marzo, quindi ci abbiamo messo qualche mese a farlo. Ma i pezzi c'erano già, non siamo partiti da zero.

Ascoltando il disco si sente che avete una certa esperienza con gli strumenti: qual è il vostro background musicale?
Il pianista Fabio e il contrabbassista Cesare vengono dall'ambito jazzistico. Io ho fatto un po' di tutto, ultimamente soprattutto cantautorato e musica pop e rock. Nell'ultimo periodo anche qualche escursione nelle sonorità del jazz, che ho poi portato avanti in questo progetto, affascinato dall'essenzialità del suono acustico. Tutto il resto, come l'elettronica, viene dopo, è un di più che usiamo, ma è un'aggiunta minimale.

Lei ha collaborato con Pacifico, tra gli altri: come è nata questa intesa e cosa le ha lasciato?
È una collaborazione che è nata ai suoi esordi, abbiamo fatto Recanati assieme e credo fosse la sua prima apparizione dal vivo come cantautore. Io all'epoca abitavo ancora in Germania e un mio amico, che era il suo bassista, mi aveva chiamato per questa data. Da lì poi è iniziata la collaborazione vera e propria, tra l'altro io pochi mesi dopo mi sono trasferito in Italia e siamo andati avanti a lavorare assieme per sette anni. È stata un'esperienza molto utile e formativa, soprattutto dal punto di vista umano.

I vostri brani sembrano avere qualcosa di cinematografico...

Credo sia una caratteristica del mio modo di scrivere. Ma da dove arrivi, questo non lo so. Io ho sempre ascoltato qualsiasi tipo di musica, credo sia qualcosa di istintivo.

Cosa ci può dire invece del singolo Sunflower?

Sunflower è una canzone che in realtà ho scritto dieci anni fa, però è un pezzo che con il passare del tempo ha sempre passato l'esame di maturità... ogni volta che lo riascoltavo continuava a piacermi. Il testo invece è nato molto dopo e parla di un girasole che da un giorno all'altro si trova coperto di neve durante il mese di luglio. Significa che quando meno te lo aspetti il mondo si può rovesciare, ci sono energie che si liberano, gli equilibri si rompono e se ne formano degli altri. Per me è un pezzo molto positivo, alla fine.