di Marco Agustoni

Sentiamo Skye Edwards al telefono, pochi giorni prima dell'inizio della sua nuova tournée con i Morcheeba, band che negli anni '90 aveva rappresentato il lato più soft del trip hop intransigente di Tricky e dei Massive Attack, e che la cantante aveva abbandonato in tempi recenti per seguire la carriera da solista. Ora, Skye e i fratelli Paul e Ross Godfrey si sono ritrovati, quasi per caso, e hanno unito nuovamente le forze in un disco, Blood Like Lemonade, che li riporta ai fasti dei primi album. Ecco che cosa ci ha raccontato la cantante dei Morcheeba.

Tra poco comincia il vostro nuovo tour, che vi porterà il 12 luglio a Genova: cosa si aspetta dopo questi anni di assenza dai Morcheeba?

Penso che sarà anche meglio di un tempo, perché credo di essere migliorata come cantante e come performer, così come è migliorato Ross [nda: Paul, il dj della band, ha preferito non partecipare al tour per rimanere tranquillo a casa]. Non vediamo l'ora di suonare le canzoni dal nuovo disco, così come quelle dai nostri vecchi album.

Cosa l'ha portata a tornare con i Morcheeba?
È successo del tutto per caso, ci siamo letteralmente scontrati io e Ross per strada a Londra ed è stata una grandissima sorpresa perché era da sette anni che non ci vedevamo, anche perché ora lui vive in California. Ci siamo salutati e abbiamo chiacchierato un po'. Poi, circa una settimana dopo, il mio manager mi ha chiamato per dirmi che lui e Paul stavano facendo un disco nuovo e che gli sarebbe piaciuto avermi in un paio di canzoni. Io all'inizio ho rifiutato, anche perché stava per uscire il mio secondo album, Keeping Secrets, e dovevo andare in tour. Poi però è venuto a Londra anche Paul, che ora vive in Francia, e siamo usciti tutti e tre per la prima volta dopo tutti questi anni: ci siamo ubriacati e ci siamo divertiti tantissimo, abbiamo parlato del passato e io ho detto loro: “Se dobbiamo fare un album nuovo assieme, allora lo dobbiamo fare per bene e dev'essere un disco intero, non solo un paio di canzoni. Dev'essere com'erano i Morcheeba una volta”. Credo che siano rimasti molto sorpresi, ma erano davvero felici. E il risultato è Blood Like Lemonade, di cui siamo estremamente fieri.

È vero che avete lavorato separatamente?
Siamo riusciti a fare tutto molto in fretta perché ognuno aveva il suo studio a casa: lavoravamo in contemporanea, ognuno nel comfort casalingo. Viviamo sparsi per il mondo e conveniva fare così. Ci siamo visti qualche volta... comunque non è niente di strano, è normale che con tutte le nuove tecnologie si faccia così.

Si trova più a suo agio come solista o in una band?
Mi piace lavorare come solista, con producer diversi. In questo modo ho imparato molte cose, anche sull'industria discografica. Ma i Morcheeba mi sono familiari e poi sono una band già affermata, mentre come Skye ho dovuto ricominciare da capo ed è stata dura. Quindi ci sono i pro e i contro in entrambe le cose.

Parliamo di Blood Like Lemonade [nda: sangue come limonata]: come mai questo titolo al contempo buffo e inquietante?

Lo ha voluto Ross, gli piaceva molto come suonava. Voleva un titolo strano. Viene da un'omonima canzone dell'album in cui parliamo di un prete che dopo l'omicidio della moglie impazzisce e diventa assetato di sangue, tanto da bere quello delle sue vittime, come fosse limonata. Se avessimo fatto una canzone su un prete e basta sarebbe stata noiosa, ma se ci si aggiunge qualche omicidio diventa improvvisamente interessante. [ride]

Questo disco riporta i Morcheeba alle loro origini...
Sì, è vero, ce lo hanno detto in molti. Secondo Paul questo è l'album che avremmo dovuto scrivere dopo Big Calm, perché c'è un legame forte tra i due. È avvenuto tutto in maniera molto spontanea mescolando gli ingredienti tra loro: Paul, Ross e Skye. Se metti il tutto assieme in una pentola il risultato è questo.

Come pensa che sia cambiata la musica dai tempi di Who Can You Trust?, il vostro primo disco?
È cambiata molto, soprattutto perché ora la gente pensa che la musica sia gratuita e che non ci sia bisogno di pagarla. Il download illegale rende tutto molto difficile per i musicisti. Una volta una mia amica mi ha chiesto se avessi mai rubato qualcosa, e io le ho risposto che tanto tempo prima avevo commesso un furtarello in un centro commerciale. Lei allora ha detto: “Io invece non ho mai rubato niente”, al che ho ribattuto: “E cosa mi dici di tutta quella musica sul tuo laptop?”. Lei si è imbarazzata: non aveva pagato per quella musica e questo è rubare. Pensava che ci fosse una grande differenza, ma in realtà non è così, perché nessuno lavora per niente. Oggi inoltre è difficile per i giovani musicisti perché le case discografiche non investono più su di loro: quando siamo partiti con Who Can You Trust? abbiamo avuto il tempo di crescere anche se non avevamo prodotto nessuna hit. Oggi invece non sarebbe andata così.


Morcheeba – Even Though