di Marco Agustoni

L’idea di Basti, Digger e Sam, i tre ragazzi tedeschi che formano la band The Baseballs, è piuttosto semplice (e per questo efficace): risuonare in chiave rock’n’roll i grandi successi pop di oggi. La cover di Umbrella di Rihanna ha fatto da apripista, dopodiché con il disco Strike, nel quale sono incluse nuove versioni di pezzi come Hot’n’Cold di Katy Perry e I Don’t Feel Like Dancing delle Scissor Sisters, i Baseball sono partiti alla conquista dell’Europa (e non solo). Tra una rivelazione e l’altra – ad esempio, Digger si è dichiarato un grande fan di Adriano Celentano: “Quando avevo otto o nove anni cominciai a guardare i vecchi film con Celentano, Ornella Muti… mi hanno detto che un tempo faceva rock’n’roll e veniva chiamato «l’Elvis italiano»” – ci siamo fatti spiegare il perché di questa passione per gli anni ’50 e ’60. Ecco l’intervista.

Come vi siete conosciuti?
Sam: Ci siamo conosciuti a Berlino, in questo edificio dove molti gruppi avevano la sala prove. Ci siamo incontrati in una sorta di sala da tè comune che c’era lì dentro, era pieno di metallari e poi c’eravamo noi con queste banane in testa, una cosa molto buffa da vedersi. Abbiamo cominciato a parlare e abbiamo scoperto che avevamo una passione comune per il rock’n’roll. Siamo finiti a discutere degli anni ’50, di Elvis, dei “bei tempi”, io avevo con me la mia chitarra e abbiamo cominciato a cantare. È stato in quel momento che sono nati i Baseballs.

Cosa vi piace così tanto degli anni ’50 e ’60?
Sam: Quando abbiamo cominciato ad ascoltare il rock’n’roll eravamo molto piccoli e a quell’età non ti intendi di musica. Eravamo quelli che si possono definire degli “ascoltatori naturali”. Il bello del rock’n’roll è che è una musica spontanea, ti fa semplicemente venir voglia di muoverti e ballare e ti fa stare bene. E questo è ciò che vogliamo ottenere coi nostri concerti.
Digger: Inoltre se ti interessi al rock’n’roll, ti interessi anche a quello che era lo stile di vita di quegli anni, leggi i libri e guardi i film di quel periodo, mangi un sacco di hamburger e bevi milkshake. Il rock’n’roll non era che la colonna sonora di quegli anni. Noi volevamo ricreare il feeling dei Temptations, dei Drifters e dei gruppi vocali dell’epoca. La nostra è una combinazione di rockabilly, rock’n’roll e doo wop, quindi se chiamiamo la nostra musica voc’n’roll non significa che abbiamo inventato un nuovo genere musicale, ma che abbiamo cercato di ricreare quel sound e di combinarlo con la musica moderna. Quando abbiamo cominciato a cantare non pensavamo però che avremmo avuto un tale successo.

Come scegliete le canzoni per le vostre cover?
Digger: La canzone deve avere una buona melodia e più di due accordi. Elvis una volta disse di conoscere solo tre accordi, ma un chitarrista rock’n’roll ne deve conoscere di più. Una volta abbiamo provato a fare una canzone techno in versione rock’n’roll, ma c’era solo il beat, poche parole e non c’era una buona melodia, quindi non funzionava.

Sapete se Rihanna e Katy Perry hanno sentito le vostre cover dei loro brani e se le hanno apprezzate?
Digger: Rihanna l’abbiamo incontrata una volta che abbiamo cantato Umbrella durante uno show televisivo in Germania ed era seduta tra il pubblico. Però dava l’impressione di non essere molto interessata allo spettacolo, dava segni di vita soltanto quando veniva inquadrata dalla telecamera, poi si spegneva di nuovo. Non sappiamo neanche se si sia accorta che era una cover della sua canzone. Molta gente non si accorge che è Umbrella, la prima volta che la ascolta. Katy Perry non abbiamo mai avuto l’occasione di conoscerla, anche se ci piacerebbe.
Sam: Usher ha detto di aver apprezzato la nostra versione di Love in this Club, ma ha pure detto che piacerebbe anche a sua nonna [ride]. Dopotutto è vero che ai nostri concerti si vedono, in prima fila accanto ai più giovani, molte vecchiette: è bello vedere persone di diverse generazioni divertirsi assieme.

Qual è la canzone che vi piace suonare di più dal vivo?
Basti: Umbrella, di sicuro, perché nel pubblico ognuno ha la sua canzone preferita, ma quando partiamo con quella tutti reagiscono al massimo.

Eseguirete solo cover o suonerete anche brani originali, in futuro?
Digger: Durante i nostri show, spesso cantiamo anche due o tre canzoni inedite. Nel prossimo album ci sarà sicuramente spazio per del materiale nuovo, anche se le cover continueranno ad avere un ruolo importante.

A ottobre andrete in tour con Jeff Beck

Digger: Abbiamo avuto un grande successo in Gran Bretagna, siamo arrivati al quarto posto della classifica delle vendite, quindi lì siamo piuttosto conosciuti. Ci ha contattati il manager di Beck, dicendo che Jeff era contento di risentire finalmente un po’ di rock’n’roll e che ci avrebbe voluto sul palco. Per noi è veramente un grande grande grande… grande onore suonare con un chitarrista simile. Siamo sicuri che ne verrà fuori una bella combinazione.

Da dove viene il nome The Baseballs?
Digger: Scegliere il nome è stato ancora più difficile che scegliere le canzoni per l’album. Non volevamo che suonasse come i tipici nomi da band rock’n’roll, come che so io, The Milkshakes, ma volevamo che richiamasse gli anni ’50. E oltre al rock’n’roll, in quegli anni in America il baseball era molto amato. Lo diciamo ridendo, ovviamente, ma ci piacerebbe che un giorno la gente associasse al termine “baseball” il rock’n’roll, ancora prima che lo sport. E poi magari Jeff Beck potrebbe venire a chiederci di fare il supporter ai nostri show. [ridono]

The Baseballs – Hot’n’Cold