di Camilla Sernagiotto

Prima ancora di gattonare strimpellava la chitarra, appena adolescente era già il turnista più richiesto della scena musicale napoletana di allora fino a quando, come in ogni favola che si rispetti, arrivò la svolta definitiva: un suo demo capita nelle mani giuste, ovvero quelle di Pino Daniele, uno dei più grandi nomi del blues targato Napoli nonché mostro sacro della musica italiana.

E cosa succede? Quello che chiunque sogna fin da bambino: diventare un musicista con la “m” maiuscola.

Protagonista di questa fiaba musicale è Joe Barbieri, uno dei più apprezzati nomi del panorama musicale italiano che da ormai un ventennio si destreggia tra palchi e studi di registrazione.

Classe 1973, è stato a lungo un vero e proprio enfant prodige della musica italiana, tra canzoni scritte per sé e altre per artisti come Giorgia (la sua hit del ’98 In vacanza con me è opera sua).
 
Dal suo esordio discografico intitolato Gli amori della vita mia (1993), con il quale si guadagna l’invito al Festival di Sanremo nel 1994, il ragazzo ne ha fatta parecchia di strada, sfornando una meravigliosa discografia culminata nel sesto disco dal titolo Maison Maravilha Viva uscito nell’aprile 2010.

Si tratta del primo album dal vivo dell’artista, che ripropone in versione live quel Maison Maravilha uscito nel 2009 in cui Joe ebbe l’onore di duettare con la celebre cantante cubana Omara Portuondo, già protagonista del progetto musicale Buena Vista Social Club.

Lasciamo ora la parola a lui per farci raccontare in prima persona tutte le sue incredibili avventure a suon di musica!

INTERVISTA A JOE BARBIERI

Sei stato scoperto anni fa da Pino Daniele: quali sono i vostri rapporti?
Sono molto legato a lui, il nostro è un rapporto particolare che da parte mia è in qualche modo filiale: alla fine si tratta di un legame che riguarda una nascita, nel senso che Pino Daniele mi ha praticamente fatto nascere come artista. Lo stimo tantissimo e sono molto affezionato a lui, anche se purtroppo ultimamente le occasioni per cederci sono poche.

Hai collaborato con alcuni tra i più grandi nomi della musica italiana: con chi sogni di collaborare ancora?
La lista è lunghissima e non si esaurisce di certo con il nome che ti sto per fare, ma mi piacerebbe collaborare con Marisa Monte, cantante brasiliana che fa parte tra l’altro del trio Tribalistas.

Al tuo ultimo album ha partecipato Omara Portuondo dei Buena Vista Social Club: come è stato lavorare con lei?
Un’esperienza davvero unica che inoltre mi ha confermato come i grandi artisti riescano ad andare oltre al mercato e alla mera concezione del business. Il fatto che una pietra miliare della World Music come Omara Portuondo abbia accettato di cantare assieme a un artista per lei sconosciutone è la riprova: le ho proposto una canzone, le è piaciuta, così ci siamo incontrati a Barcellona e l’abbiamo cantata assiema.

Ad aprile è uscito il tuo primo disco dal vivo: qual è la differenza tra una registrazione in studio e un live? Cosa preferisci?
Sono due esperienze difficili da mettere in relazione, ma entrambe hanno i loro lati positivi: la registrazione in studio ti permette di mettere su nastro le tue nuove creature, canzoni che non solo rafforzano il tuo repertorio, ma che vanno anche ad arricchire quel vocabolario a cui il pubblico attinge per ascoltare la tua musica. D’altro canto i live sono invece fotografie dell’incontro tra la tua musica e il pubblico, anche se io non li chiamo più fan: ormai sono amici, li ritrovo a quasi tutti i concerti! Proprio per questo mi premeva particolarmente fare un disco dal vivo, per documentare quel rapporto simbiotico tra me e il pubblico. Maison Maravilha Viva è una testimonianza su disco e dvd di tutto quello che accade da quando salgo sul palco a quando scendo!

Quali nomi del panorama musicale ti hanno maggiormente influenzato?
Sono stato influenzato in generale dalla musica brasiliana, dal jazz, dalla musica italiana di cantautori degli Anni Cinquanta come Sergio Endrigo e dalla World Music. Maison Maravilha celebra appunto l’incontro tra tutte queste influenze.

Dal 2003 sei anche un produttore discografico: cosa pensi del sottobosco musicale italiano? Ci sono ancora gruppi validi che emergeranno meritatamente?
Ce ne sono eccome e più che la mancanza di idee e di talenti, lamento il fatto che il sistema mondiale ruota attorno ai grandi budget: se un artista è in gamba ma non ha i soldi per promuoversi adeguatamente o non trova chi decide di investire su di lui, è difficile che riesca ad emergere. Ho aperto la Microcosmo Dischi appunto con lo scopo di investire nel talento di chi non se lo può permettere: la mia casa discografica punta tutto sulla qualità, perché alla fine sono convinto che un artista è valido prima o poi tutti lo riconosceranno.

Progetti futuri?
Per quanto riguarda la Microcosmo Dischi, abbiamo appena pubblicato Mundo Analogico, una raccolta di mostri sacri della World Music del calibro di Omara Portuondo, Cesaria Evora e Buika, mentre dopo l’estate uscirà per la mia etichetta il nuovo disco del chitarrista brasiliano Celso Fonseca. Come Joe Barbieri musicista, invece, sarà un’estate di concerti particolari, visto che andrò in giro a presentare dal vivo un album… dal vivo! Dopo l’estate mi metterò poi a scrivere pezzi nuovi.

Se non lavorassi nell'ambito musicale, cosa saresti ora?
Ultimamente ho imparato a fare il sushi e a ballare il tango: non mi dispiacerebbe fare l’insegnante di tango che nel tempo libero cucina sushi!