di Marco Agustoni

Alda Merini amava definirsi “Piccola ape furibonda”, ed è così che si intitola uno dei suoi ultimi lasciti, il disco realizzato assieme a Giovanni Nuti (con cui aveva già pubblicato nel 2007 Rasoi di seta), per il quale ha scritto otto poesie inedite e messo a disposizione altri due suoi testi più una serie di aforismi che sono andati a formare la title track. Il risultato è un album intenso - a tratti spensierato, a tratti struggente - in cui le parole della poetessa si fanno musica grazie alla voce e al piano di Nuti. Ecco come il musicista ci ha raccontato Piccola ape furibonda.

Il disco nasce da una collaborazione insolita, di questi tempi: quella tra una poetessa e un musicista…
Sì, questa è stata una storia speciale, nata ben sedici anni fa, non in un giorno. Tra l’altro con una persona come Alda Merini che ha sempre goduto di ciò che la vita le portava e lo ha sempre accettato. Non è una cosa che capita spesso, in effetti. Infatti l’ultima canzone del disco, Amore irripetibile, parla proprio di questo nostro “matrimonio artistico”, nato dalle nostre affinità. Avevamo lo stesso metodo di improvvisazione: lei mi dava una sua poesia e, senza che la rivedessimo, io ci improvvisavo sopra al piano. C’era qualcosa del jazz nel nostro modo di lavorare.

Le otto poesie inedite contenute nell’album sono state scritte apposta per essere musicate?
Alda sapeva già il fine delle poesie che mi dettava, ossia di essere musicate. Le altre tre sono invece uscite prima in antologie, anche se mi ha indicato lei di metterle in musica. Ma non credo che lei pensasse: “Questa viene musicata, questa no”: non c’era calcolo, era qualcosa di spontaneo.

Come e perché è nato questo suo interesse per le poesie di Alda?
Me lo sono chiesto tante volte. Avevo già collaborato nel campo della musica leggera con artisti importanti, ma l’incontro con la sua poesia mi ha fatto cambiare rotta, forse perché inconsciamente la musica leggera mi stava stretta, forse perché con la Merini non si è trattato solo di un rapporto di collaborazione, ma soprattutto umano. Ricordo che ero entrato in una libreria e avevo aperto una sua poesia, I sandali, e ho capito subito che quel linguaggio era il mio linguaggio.

C’è una canzone del disco a cui si sente più affezionato?
Le sento tutte come mie. Ogni frase mi ricorda una sensazione, un profumo, un momento. Sono tutte cose vissute. Forse, se ce n’è una che mi emoziona di più, è A mio figlio, perché le ho chiesto esplicitamente di scrivere questa poesia, una poesia dedicata al figlio che non ho mai avuto.

La canzone Piccola ape furibonda, che dà il titolo al disco, si discosta un po’ dalle altre, offrendo una sorta di autoritratto di Alda…
È un ritratto ironico, un florilegio di aforismi che abbiamo scelto assieme. Lei amava definirsi ape, in tutte le sue accezioni. Ape regina perché è quella che dispensa il miele, come lei dispensava poesia. Ape operaia perché Salvatore Quasimodo le diceva che i poeti sono gli operai dell’arte, e lei era rimasta molto colpita da questa frase.

Alla fine del disco, invece, c’è una ghost track in cui si può sentire la voce di Alda…
L’ho voluta inserire perché quando – molto spesso – andavo a trovarla, ci mettevamo al pianoforte e si cantava, si ballava, si recitavano poesie. Quel giorno avevo un registratore e mi è sembrato un reperto molto importante.

Lei aveva già lavorato con la Merini all’album Rasoi di seta: cos’è cambiato da quel lavoro a Piccola ape furibonda?
C’è stata ancora più spontaneità. Nell’ultimo disco c’è una leggerezza in più, che è la leggerezza del congedo. Mentre lavoravamo al disco lei era consapevole di quel che stava succedendo e mi stava in qualche modo preparando.

Vuole aggiungere qualcosa?
In un momento come questo, in cui il calore umano sembra scomparso, come nella canzone del disco Stufa di maiolica, stanno nascendo in maniera spontanea, nel giro di pochi giorni, una serie di gruppi su Facebook e in Rete chiamati Piccola ape furibonda, sorti in favore della diffusione dell’opera di Alda e del nostro lavoro. Penso che questo sia un segnale molto importante e incoraggiante.