di Marco Agustoni

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Le loro storie di vita non potrebbero essere più differenti. L’uno, Lorenzo “Doc” Vanini, ha conosciuto la fama come dentista dei Vip, mettendo mano al sorriso di star come Eros Ramazzotti e Michelle Hunziker. L’altro, Dorino “Doro” Righetti, fa il muratore ed è passato per traversie che l’hanno anche condotto in galera. Ma la musica, si sa, unisce, proprio come un buon bicchiere di vino. E tra vino e canzoni è nata un’amicizia e una band. Ora questo insolito duo, con il nome di Doro Doc Band, ha pubblicato il proprio disco d’esordio, intitolato W la Suisse: si tratta di un doppio cd, con una parte cantata in dialetto comasco e l’altra con gli stessi brani riproposti in italiano. Per loro garantisce Davide Van de Sfroos, che canta nell’album e li ha voluti con sé sul palco. Ma i Doro Doc non sono che gli ultimi di una lunga serie di musicisti votati al dialetto (comasco o napoletano che sia), come potrete vedere dalla nostra gallery. Nel frattempo, ecco l’intervista a Lorenzo Vanini.

W la Suisse: come mai questo omaggio alla Svizzera nel titolo del disco e in quello dell’omonima canzone?
Noi abitiamo proprio al confine con la Svizzera, a soli cinque chilometri. Siccome abbiamo un buon rapporto con i nostri vicini perché abbiamo molti frontalieri che lavorano lì e perché da giovani si andava in Svizzera a ballare la sera, abbiamo deciso di fare questa canzone con il ritornello W la Suisse, che oltretutto girava bene.

Come è iniziata la vostra avventura come Doro Doc Band?
Ci conosciamo da più di trent’anni e suonavamo e cantavamo un po’ in osteria il venerdì o il sabato sera con gli amici, canzoni di altri, in dialetto milanese. Poi ho visto che Dorino aveva delle capacità vocali notevoli e ho pensato di scrivere delle musiche per lui e ho scritto i testi assieme a Pompeo Peduzzi. Dorino è proprio un animale da palco…

Cosa ci avete messo dentro, in quest’album?
Alcuni pezzi sono goliardici, abbiamo inserito qua e là parole non proprio da educande, ma non possono a mio avviso essere definiti volgari, perché al giorno d’oggi il concetto di volgare andrebbe rivisto: sui giornali o in tv si vede molto di peggio. Altri brani come Al Capone invece costituiscono un po’ una biografia di Dorino che ha avuto un’infanzia turbolenta, abbandonato dai genitori e con problemi con la giustizia. Altre canzoni ancora parlano della società di oggi, delle incongruenze, del costo della vita. Per finire ci sono canzoni più leggere, ma di contenuto, come ad esempio I muratori.

Come mai questa scelta di cantare le stesse canzoni sia in dialetto che in italiano?
Perché nessuno l’ha mai fatto. Non esiste nella letteratura musicale un disco che si propone con le stesse musiche in dialetto e anche in italiano. Ho voluto fare questo perché così anche i miei amici di altre parti d’Italia, del Sud, hanno l’opportunità di capire i testi del disco e di conoscere il nostro dialetto.

A cosa è dovuta, a vostro avviso, la vitalità di cui in questi ultimi anni sta godendo la canzone dialettale?

La musica dialettale è stata ripresa molto, Davide Van de Sfroos soprattutto è stato quello che ha dato l’input. Noi però volevamo fare un disco dialettale non con la musica solita da osteria di soli tre accordi, ma canzoni in dialetto con sotto una musica e un’armonia che si avvicinano al sound anglosassone, a dimostrazione che il dialetto non vuole solo la chitarra o la fisarmonica o la tromba, ma può adattarsi anche a degli arrangiamenti moderni.

Ma secondo voi un disco cantato in dialetto comasco, ora come ora, può funzionare bene al di fuori della zona lombarda?
Secondo me non ancora. C’è ancora un legame alla terra, ed è proprio per questo che ho voluto fare il disco in italiano. In questo modo poi è più facile che chi non è di qui cominci ad apprezzare il nostro dialetto.

A proposito di Davide Van de Sfroos, com’è nata la collaborazione con lui, in questo disco?
Lui è mio paziente, ci siamo conosciuti in studio e c’è stata una reciproca simpatia. Poi abbiamo cominciato a suonare assieme e quando ho tempo mi aggrego a lui e suono con la sua band. Ho anche partecipato al suo ultimo disco. Davide è una persona eccezionale e con lui si possono fare un sacco di cose.