di Marco Agustoni

Ricerca poetica e ricerca sonora si fondono nel nuovo disco dei Sursumcorda, gruppo fondato da Giampiero Sanzari e Piero Bruni che si è dedicato nel tempo alla registrazione sia di album di canzoni che di colonne sonore per documentari. La porta dietro la cascata, questo il titolo del disco, è un doppio cd che raccoglie sia brani cantati che strumentali, in cui si evidenzia una cura del dettaglio rara di questi tempi. Ce ne ha parlato Giampiero, voce della band.

Come avete scelto il nome della band, che è tra l’altro una citazione della messa romana?
Sì, è una citazione, anche se a noi premono più altri significati. In latino significa “In alto i cuori”, ma è anche un’espressione che veniva usata dai nostri padri e dai nostri nonni come esortazione quando c’era qualcuno giù di morale. Un po’ come dire “su con la vita”. In più c’è dentro la parola “corda”, e noi con la musica ci lavoriamo, e in latino “corda” vuol dire cuore, rimandando alla musica di sentimento che fa parte del nostro stile.

Cosa si trova invece nella porta dietro la cascata?
La porta dietro la cascata è una sorta di metafora. È un invito a non fermarsi di fronte alla maestosità della bellezza, ma a andare oltre questa accettando il rischio della profondità.

Come mai un doppio album?
C’è dietro una progettualità ben precisa, perché noi abbiamo sempre lavorato sia come compositori di canzoni d’autore, che come autori di colonne sonore per documentari. Questa nostra duplicità si ritrova nell’album, perché il primo disco è fatto di pezzi cantati, mentre il secondo di strumentali che sono costole di canzoni del primo disco. Infatti lo abbiamo chiamato Frattali anche per questo, riportandoci a un concetto geometrico per descrivere il fatto che all’interno dei brani cantati c’erano elementi compositivi autonomi che potevano portare a musiche con una loro identità autonoma. Abbiamo rielaborato quel che c’era nel primo album e nel secondo lo abbiamo fatto venire fuori.

Vi trovate più a vostro agio come compositori di canzoni o di colonne sonore?
Questo non te lo so dire, entrambi gli aspetti sono stimolanti. Storicamente però partiamo come cantautori e poi, quando alcuni registi si sono accorti della potenzialità del nostro stile nel sonorizzare immagini, abbiamo cominciato a viaggiare in parallelo su due binari diversi.

Nelle vostre canzoni la musica si mescola alla poesia…
Sì, per noi la poesia è stato un collante comune. Proveniamo tutti da esperienze diverse, ma nel linguaggio poetico ognuno si è ritrovato e si è potuto confrontare con gli altri.

Nel disco c’è anche una notevole ricerca dal punto di vista degli strumenti utilizzati: questo è stato funzionale alle atmosfere del disco o è avvenuto più per vostra curiosità?
Tutte e due le cose. Noi siamo dei musicisti curiosi, pronti a qualsiasi incontro, anche il più bizzarro. Questa nostra indole poi si accompagna a uno studio molto attento delle sonorità e delle timbriche di strumenti particolari.

Qualcosa da aggiungere?
Noi abbiamo voluto fare un disco di spessore, perciò abbiamo impegnato più di un anno e mezzo a realizzarlo. Lo abbiamo fatto come si faceva una volta, senza campionamenti e suonando le note dalla prima all’ultima, tanto che abbiamo dovuto lavorare con circa venticinque musicisti. Questo è stato grazie a Fausto Dasé, il nostro produttore artistico, e a Timur Semprini, proprietario dell’Accademia del suono e coproduttore.


Sursumcorda - Infinito