di Marco Agustoni

David Chalmin e Fabio “Reeks” Recchia sono due musicisti che amano sperimentare. Lo testimonia la loro esperienza nel progetto B for Bang, che ha dato vita a un album ricco di ospiti (tra gli altri, Patti Smith e Meg) in cui si alternano brani originali e rivisitazioni di alcuni classici dei Beatles. E ne è dimostrazione l’album prodotto sotto la sigla Red Velvet, un’interessante miscela di cupo indie rock e sonorità elettroniche, in cui il chitarrista e compositore francese e il produttore italiano confezionano una serie di brani che rimandano a band come i britannici Radiohead o, in qualche modo, agli ultimi Smashing Pumpkins. Ci ha parlato del disco David Chalmin.

Come è nato il progetto Red Velvet?
È nato da un mio progetto solista: volevo registrare dei pezzi che avevo scritto e ho chiamato Fabio di cui ero gia amico e di cui conoscevo le capacità come fonico e produttore. Dopo un giorno di lavoro insieme, abbiamo capito che potevamo fare il disco come un duo. Anzi, diventava una cosa in più, il fatto di fare tutto in due. Così, Fabio si è inventato un modo di suonare eletronica e batteria insieme  per poter fare da solo tutte le ritmiche. Io invece ho cercato di riarrangiare i miei pezzi per fare tutto con una sola chitarra, e non tre o quattro come ho l'abitudine di fare in studio!

In che modo avete lavorato, in due, alle canzoni che compongono l'album? Come avete mescolato analogico e digitale?
Avevo portato i miei demo a Hombrelobo, lo studio romano di Reeks, quindi i testi e le strutture e armonie dei pezzi erano già pronte. Con Fabio, abbiamo riarrangiato tutto per farlo suonare in due. Così, il mix tra analogico e digitale è avvenuto in modo molto naturale: Fabio creava un beat sui suoi campionatori e lo mescolava con suoni di bassi analogici suonati live.

Le canzoni del disco trasmettono un costante senso di malinconia: è stato un effetto voluto?
Direi che è una cosa naturale nel mio modo di comporre, mi vengono sempre delle armonie malinconiche... Non posso fare altrimenti! Sarà la mia terapia, il mio modo di fare uscire le mie frustrazioni rispetto al mondo in cui vivo.

Da dove vi è venuta l'ispirazione per i testi del disco e per i temi trattati?
Scrivo in modo abbastanza istintivo, non penso in anticipo ai temi di un disco. Di solito, comincio a scrivere la musica e qualche parola viene fuori quando cerco la melodia. Con questo, costruisco la canzone. In altri casi, ho un amico con cui lavoro, Greg Geiger, che mi scrive i testi.

L'album include una collaborazione particolare con Katia Labeque, in Wake Up: come è stata possibile?
Ho incontrato Katia sette anni fa e il nostro rapporto è stato da subito molto profondo, sia a livello umano che a livello musicale. Abbiamo collaborato su vari progetti, come il nostro gruppo B For Bang (nel quale c'è anche Fabio), di cui sto finendo il secondo disco. Ho pure lavorato come produttore del suo ultimo disco, Shape of my Heart, sul quale collabora con vari artisti come Sting, Herbie Hancock, Chick Corea...

A proposito dell'esperienza di B for Bang, quanto ha influito sul vostro modo di fare musica?
Con B for Bang ci siamo incontrati, siamo diventati amici, e abbiamo capito che eravamo fatti per lavorare insieme. Di più, lavorare in B For Bang ci permette di esplorare la musica in direzioni in cui non andremmo come Red Velvet e questo influisce sul nostro modo di suonare.