Qui è tutto un affare tra veneziani doc. Da una parte sir Oliver Skardy, ex leader e cantante del gruppo reggae dialettale Pitura Freska che dagli esordi con Pin Floi è arrivato al palco di Sanremo con Papa nero, e la formazione ska dei Fahrenheit 451 (ricordate Uccidiamo il chiaro di luna?). Dall’altra lo spritz, ovvero l’aperitivo veneto per eccellenza: vino bianco, soda e, a piacimento, Aperol o Campari (ma ne esistono diverse varianti). Il gustoso cocktail che nasce da questi ingredienti è Fame un spritz, singolo frutto dell’unione tra Skardy e i Fahrenheit. Il brano anticipa l’uscita dell’album Piragna, prevista per settembre, e anche grazie al suo video si candida a diventare uno dei tormentoni (nel senso positivo del termine) di quest’estate 2010.

Il reggae-ska di Fame un spritz è prima di tutto un omaggio alla bevanda servita nei bar e nei bacari, le piccole osterie tipiche di Venezia: “Fame un spritz, fame un spritz, fameo bon co’ na feta de limon”. Ma è anche, forse in maniera più profonda, la rivendicazione di quella che era una tradizione popolare veneta, ma che sempre di più negli ultimi anni è diventata una vera e propria moda a livello nazionale. Pubblicizzato e propagandato, lo spritz si trova oggi nella maggior parte dei locali da Napoli a Milano e ha perso l’aura simbolica che lo contraddistingueva in precedenza. “Costava poco lo spritz ai nostri tempi, ‘desso xe un lusso par fighetti dementi”, polemizza Skardy nella canzone. Come a dire che quella che una volta era un’occasione di convivialità si è trasformata nel tentativo esasperato di mettersi in mostra. La soluzione? Beviamoci su…

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