di Fabrizio Basso

Se è vero che ne uccide più la lingua che la spada, beh Alessandro Mannarino è uno stragista. Perché lui, novello cantastorie romanesco, ha esportato er dialeto de la capitale in tutto lo stivale. Perché lui giura di avere sentito le sue canzoni cantate in romanesco ma con accento trevigiano o calabrese. E ora, prima di ritirarsi a preparare il nuovo disco, lo attendono ancora tre concerti: venerdì 3 settembre 2010 a Milano, il 5 nella sua Roma e il 9 a Perugia.

E poi che farà Mannarino?
Inizierò a preparare il nuovo disco che dovrebbe uscire a gennaio.
Materiale ne ha?
Eccome. Tanto. Bisogna iniziare a sfoltire, a effettuare delle scelte.
Avrà già una idea sulla filosofia del prossimo disco.
E' difficile. Ogni canzone appena scritta sembra la più bella. Dopo qualche giorno ne vedi i difetti e dopo un mese magari la getti nel cestino.
E' prolifico?
Scrivo ma non sempre trattengo. Però adesso mi hanno regalato un registratore: inizierò a usarlo.
Utilizza i concerti per testare gli inediti?
Dal vivo propongo 18 canzoni, di Bar della Rabbia ce ne sono 11 su 12, resta fuori solo Soldi. Quindi c'è spazio per novità.
Qualcuna speciale?
Mi diverte L'Onorevole: è una allegoria della classe politica. E' una sorta di requiem con questo signore che muore e più va in putrefazione più diventa potente.
L'album che verrà sarà diverso da quello d'esordio?
L'indole non va modificata. Io mi sento un ricercatore. A volte occorre un po' di distacco, devi scrutare la tua vita da debita distanza. L'importante è non inseguire quello che la gente vuole da te ma preservare la propria libertà creativa.
Titolo?
Avessi il titolo sarebbe finita la ricerca.
Le mancheranno i concerti?
Ne ho fatto un centinaio. E' giusto fermarmi un attimo anche se, lo ammetto, i live sono una droga.
Come vive la sua popolarità?
A Roma sono un po' blindato, non sempre riesco a proteggere il mio metro e mezzo di marciapiede.
Lei ha elevato il romanesco a linguaggio nazionale.
E' meraviglioso. Il dialetto è una lingua a tutti gli effetti. Dopo una lunga stagione aurea legata a Sordi, Petrolini, Manfredi un po' di decadenza c'è stata con i film dei Vanzina che mostravano il macellaro (dice proprio così, d'altra parte il dialetto è una lingua, ndr) arricchito e il romanesco è diventato arrogante. Il dialetto garantisce veracità. Già il modus pensandi è differente.
Si diverte a fare questo mestiere, vero?
Molto. Faccio quello che mi piace.
Cioè il cantastorie.
In questa professione si scrivono le canzoni che nessuno canta ma che si vorrebbero sentire cantate.
Terapeutico.
In un certo senso. Ed è bello vederle cantate a squarciagola dai ragazzi. Una sera in una località vicina a dove cantavo io c'era quacuno di Amici e molti hanno preferito me: una soddisfazione.
Qual è il volano dell'umanità?
L'arte.

Dunque, come lui canta, Svegliatevi Italiani, perché è il momento di riprenderci il bello della vita.

Alessandro Mannarino in Tevere Grand Hotel