di Marco Agustoni

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Tricky è da sempre stato accompagnato dalla fama di artista umorale, con una spiccata intolleranza nei confronti delle interviste, quindi al momento di digitare il numero di telefono della sua etichetta francese i timori non sono pochi. Invece, a rispondere è un uomo dalla voce roca ma cordiale, che si premura a farmi sentire a mio agio e si dichiara ben contento di cominciare con le domande. Sarà vero, come ha dichiarato di recente, che questo è per lui un periodo sereno e che le cupaggini dei primi album sono ormai solo un ricordo? Ad ascoltare il suo nuovo lavoro, Mixed Race (in uscita il 27 settembre), parrebbe di sì: per essere un disco di Tricky, le atmosfere sono particolarmente morbide (vedi pezzi tipo Come to Me) e a tratti invitano quasi a ballare (il singolo Murder Weapon, Time to Dance). Non un album allegro, questo no di certo, ma in ogni caso meno angosciante di un Maxinquaye o di un Nearly God.

Mixed Race, razza mista. Proprio come Tricky, inglese di origini giamaicane: “Essere un sangue misto è stato molto importante, perché mi ha permesso di entrare da subito in contatto con culture differenti e di avere un punto di vista più ampio”. Questa attitudine alla mescolanza si è da subito riflessa nella musica di Adrian Thaws - assieme a Massive Attack e Portishead negli anni ’90 tra i padrini di quel Bristol Sound che è poi divenuto celebre a livello internazionale come trip hop -, tanto più nei suoi ultimi album, in cui la direzione intrapresa si è fatta sempre più inintellegibile, fluttuando sospesa tra le sonorità dei suoi esordi, il reggae, il dub, il rock, il jazz e il blues. “Da ragazzino ascoltavo musica di ogni tipo e questo poi ha influenzato il mio modo di farla, la musica, e ha reso impossibile etichettarmi come artista”, spiega. E questo eclettismo è ancor più evidente in Mixed Race, in cui, per acuire quella sensazione di crogiolo culturale a cui allude il titolo, ha arruolato voci provenienti da un po’ tutto il mondo, dalla Giamaica (Terry Lynn in Kingstonlogic) all’Algeria (Hakim nell’omonima traccia), passando per Inghilterra (Blackman e il fratello Marlon Thaws in Bristol to London), Scozia (Bobby Gillespie in Really Real), Italia e Irlanda (Franky Riley). “Amo confrontarmi con musicisti e cantanti che provengono da posti diversi, lavorare con voci differenti, non solo inglesi, perché mi permette di mescolare varie suggestioni, di dare un sapore unico a quello che faccio”.

Ma dopo essersi portato dietro in tutti i suoi primi album la splendida voce di Martina Topley-Bird, per un po’ di tempo anche compagna nella vita nonché madre di sua figlia, Tricky non sente più il bisogno di una collaboratrice stabile? “Al di là dei vari ospiti, ho sempre una voce principale in ogni disco che faccio. In questo è Franky Riley, una cantante italo-irlandese che ha molto da dire”. Evidentemente no. Mentre a proposito del fratello Marlon racconta: “Non è stato per niente difficile lavorare con un familiare. Anzi, ci siamo divertiti molto. Negli ultimi anni Marlon è cresciuto tantissimo, ha un enorme talento e ha lavorato sodo per migliorare. Non lo avrei mai fatto cantare in un mio disco solo perché è mio fratello, se lo doveva meritare!”. E, per chiudere il capitolo special guests, racconta di Bobby Gillespie dei Primal Scream: “Oh, con Bobby ci conoscevamo già ed era da un po’ che volevamo fare qualcosa assieme. Abbiamo solo dovuto dire: «Ok, questa volta lo facciamo!».

Mixed Race è stato anticipato dal singolo Murder Weapon (guarda il video), rifacimento di una canzone dancehall giamaicana di Echo Minott. Ce ne sono, di cover, nella maggior parte dei suoi album, partendo da Black Steel dei Public Enemy, per arrivare a Slow di Kylie Minogue o a Lovecats dei Cure. “Prima di tutto mi devono piacere le parole. E poi deve crearsi un feeling particolare con la canzone”. Ma qual è la sua cover che considera più riuscita? “Di sicuro Black Steel, perché penso che fino ad allora non fosse mai stato fatto niente di simile”. Lo prendiamo in parola.

Il discorso prosegue e inevitabilmente si va a toccare l’argomento Massive Attack, di cui era stato collaboratore nei loro primi due album, Blue Lines e Protection, e dai quali si era però allontanato col tempo. Ora, si parla di un riavvicinamento e di un possibile lavoro assieme, ma Tricky preferisce non sbilanciarsi troppo: “Nella vita tutto può succedere… si vedrà. Comunque è vero, ultimamente ci siamo parlati”. Insomma, lui sminuisce. Ma sul suo sito, ha anche di recente scritto: “È vero che ho acconsentito di lavorare ancora coi Massive Attack. Un anno fa avrei detto no. Ma quel che mi piace ora, è che se facciamo un album insieme, le aspettative del pubblico saranno altissime. Non sarà facile”. Insomma, stiamo a vedere.

Anche quando si va a parlare di Parigi, sua nuova casa, Adrian Thaws non si sbottona troppo (“Non ha avuto un’influenza sulla mia musica. È solo un posto dove vivere e registrare i miei dischi”), e quando si conclude accennando alle possibili novità dei suoi prossimi live, preferisce fare il misterioso, ed è forse qui che riemerge l’ombra di quel Tricky riluttante di un tempo: “Non vi posso dire molto, perché improvviso ogni volta. Ogni show è diverso da tutti gli altri, quindi non si può mai dire cosa ne verrà fuori”. Al momento di salutarsi, però, il mutevole artista di Bristol torna a essere uno zuccherino, acuendo la sensazione di straniamento. Per capire qualcosa di più su questa complessa personalità, non vi rimane che aspettare il 27 settembre per ascoltare le dieci nuove tracce di Mixed Race e andare a vederlo dal vivo quando passerà dalle vostre parti.