di Marco Agustoni

Dopo il fortunato esordio con La scelta, disco che ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello di critica e premi, Marco Fabi arriva alla prova del fuoco con Rumore Amore, album che esce con la segnalazione MEI d’Autore e che conferma le buone impressioni del precedente lavoro. Nel disco suona assieme a Sergio Cammariere in Uguali e ai Quintorigo in Solo le nuvole e reinterpreta Daddy’s Dream, un brano cantato da Demetrio Stratos ma composto da suo padre Adriano Fabi. Lo abbiamo intervistato per voi.

Partiamo dal titolo dell’album…

Rumore Amore è innanzitutto il titolo di uno dei brani del disco. È una canzone d’amore nei confronti della Terra, le cui risorse non sono infinite e che dovremmo imparare a rispettare un po’ di più, ma è anche un’esortazione a fare rumore per farsi sentire, un’esortazione rivolta a questa nostra “Generazione X” che non si sa se è stata chiamata così perché ci hanno già messo una croce sopra, o per la X di X Factor. Mi è quindi parso che questo concetto di Rumore Amore potesse rappresentare l’intero album e poi mi piaceva come le due parole suonavano, accostate l’una all’altra.

A partire dalla già citata title track, in tutto il disco traspare una volontà di impegno politico e sociale…
Fare dischi solamente per cercare di raggiungere un temporaneo successo, per quanto di per sé non sia qualcosa di sbagliato, non è per me una motivazione sufficiente. Con le mie canzoni vorrei cercare di esprimere qualcosa di un po’ più profondo, quello che è il mio modo di pensare e vedere le cose.

Crede che all’interno della canzone d’autore e della musica italiana in generale si sia un po’ perso l’impegno dei decenni passati?
Penso che l’impegno ci sia ancora, ma a livello di underground o di nicchia. Perché se sei un giovane musicista e firmi un contratto con una major, la tua musica finisce per essere standardizzata e incanalata in determinati binari. Ma credo che se si dessero più spazi a chi ha qualcosa di originale da dire, il pubblico non avrebbe problemi a cogliere anche messaggi un po’ più profondi di quelli di una canzonetta scritta solo per vendere qualche disco.

Quindi si tratta più di un problema di mercato che di ispirazione?

Sì, è assolutamente un problema di mercato. Almeno, una volta davano agli artisti la possibilità di fare qualche album prima di pretendere che avessero successo. Oggi è pieno di ragazzi che riescono a strappare un contratto con una major ma che durano lo spazio di un disco.

Lei ha avuto la fortuna di uscire con un primo album, La scelta, che è stato molto apprezzato dalla critica e che ha ricevuto diversi premi: questo l’ha aiutata?
In un certo senso Rumore Amore è il risultato di quel primo disco, del realizzare che nonostante tutti i premi, l’attenzione da parte della critica e dei giornali e l’apprezzamento da parte del pubblico, certi circuiti ti rimangono comunque preclusi, perché magari ci sono altri musicisti su cui c’è qualcuno disposto a investire soldi o che hanno la precedenza per altri motivi. Poi non c’è da stupirsi che al Festival di Sanremo passi un sacco di gente che poi sparisce nel nulla.

Le collaborazioni con Sergio Cammariere e i Quintorigo come sono nate?
Se c’è qualcosa che il primo disco mi ha lasciato, è la credibilità che mi sono guadagnato presso gli altri musicisti. Queste due collaborazioni sono quindi nate in modo spontaneo: avevo conoscenze in comune coi Quintorigo e avevo suonato in locali in cui si era esibito Cammariere, è bastato scrivere proponendo loro di suonare nel mio disco e hanno accettato di buon grado. In entrambi i casi si tratta di persone che non fanno le cose per vendere qualche album in più, ma perché sono convinti di ciò che fanno, quindi anche se magari musicalmente siamo diversi, hanno potuto dare molto al mio disco.

Nel disco ci sono anche due cover, di cui una a cui è particolarmente legato…
Sì, Daddy’s Dream è una canzone che era stata cantata da Demetrio Stratos prima di entrare negli Area, ma soprattutto che era stata scritta da mio padre. Quindi ho deciso di includerla nel disco non solo per rendere omaggio a uno dei più grandi cantanti della musica italiana, ma anche per confrontarmi con una composizione di mio padre, che è ovviamente un’emozione grandissima. Dedicato [nda: brano scritto da Ivano Fossati] invece l’ho inclusa perché questo è un disco che parla d’amore, e la canzone parla d’amore sotto vari punti di vista. È stato un regalo che mi sono fatto a fine disco, per “riposarmi” dopo la fatica di aver composto un intero album.