di Fabrizio Basso

Giovanni Allevi partorisce il suo Alien. Che non è un mostro assetato di sangue come quello della saga cinematografica, bensì un qualcosa di positivo che per manifestarsi non necessita di parole. Lui, Giovanni Allevi, è lo stralunato di sempre. Insegue musica e pensieri. Indossa una t-shirt nera con le maniche corte, un jeans e le immancabili scarpette ginniche. E sul tavolo le sue dita saltellano come sulla tastiera.

Quattro anni di gestazione per il suo Alien.
Nel 2008 uscivo con Evolution. Lavoro a più progetti contemporaneamente. La musica mi bussa in testa e la divido per file mentali. E' anche per questo che sovente ho difficoltà a relazionarmi con le persone.
Lei dice che questo disco la rappresenta in toto: dobbiamo vedere in lei un Alien?
Ho l'obiettivo di dare alla parola un nuovo significato a livello intellettuale.
Cioè?
Nulla che rimandi a un mondo parallelo, popolato da figure, appunto, aliene. Io guardo la realtà da vicino con gli occhi vergini di un bambino.
Complicato.
Nella mia avventura artistica ho sempre voluto essere me stesso. E in questa società preconfezionata essere se stessi significa essere alieni. Non bisogna temere di fermare la propria individualità.
Il suo è un elogio all'imperfezione.
Vero perché l'imperfezione non è omologata e rende umani. La perfezione è sterile.
Cosa rende la sua musica speciale?
Le mie paranoie, la mia vulnerabilità verso il mondo esterno fanono la musica intensa, struggente e comunicativa. In una parola interessante.
E' sempre stato vulnerabile?
Fin dall'adolescenza. Ma nella realtà è una forza e io ho avuto coraggio ad affermarla.
Il suo è un outing professionale.
Troppo facile fare il compositore strutturalista dodecafonico che usa formule matematiche.
Lei parla spesso di forma suonata: di che si tratta?
E' un contenitore vuoto, una struttra divisa in tre parti: espozione ritmica o melodica, sviluppo per fantasia e ripresa. Sono un hegheliano convinto: l'evoluzione ha un aspetto di conservazione e uno di cambiamento.
C'è un suo brano che dura 15 minuti, un tempo infinito.
La Sonata in Mib Maggiore dura quasi 14 minuti e se posso permettermela lo devo ai miei fan che mi vogliono bene e accettano i miei eccessi. Oggi è tutto scheletrico.
Internet la adora.
Il popolo della rete è la città presente.
I brani come sono collocati nell'album?
Il percorso è musicale e non cronologico. Ho cercato di alternare un brano ritmico a uno più leggero. E trovo youtube straordinario: rende tutto contemporaneo. Bisogna però vigilare dagli eccessi della rete.
Chi la ha influenzata durante la creazione di Alien?
Nel mondo della musica classica si crede che il nuovo vada creato da zero. Invece Bach fu un grade assimilatore di influenze. Se dicono che in Alien si perciposcono Thelonious Monk, Keith Jarret, Chick Corea, Jovanotti e l'hip hop replico che è vero. Oggi non si può prescindere dall'hip hop.
In passato molti suoi colleghi l'hanno criticata pesantemente.
All'inizio ci sono rimasto male, poi ho realizzato che se si scomodano personaggi di tale levatura significa che sono pericoloso.
Non le mancano le parole insieme alla musica?
No. E più vado avanti più ne sono convinto.