Penny Sparkle è il nuovo album del trio newyorkese Blonde Redhead, composto dai gemelli italiani Amedeo e Simone Pace  e dalla cantante giapponese Kazu Makino. Ottavo lavoro che segna i 15 anni di attività della band, iniziata nel 1995 con La mia Vita Violenta ispirato alla vita e alle opere di Pierpaolo Pasolini. L'uscita del nuovo album, etichetta 4ID, segna anche l’avvio di un tour che porterà il gruppo in giro per il mondo, dall’Europa alla Cina, dove i tre suoneranno  per la prima volta. Prima tappa a Milano, ai Magazzini Generali, dove abbiamo incontrato Simone Pace, batterista della band. Capelli brizzolati, jeans e stivali neri, camicia a righe da cui si intravede una collanina d’oro. Penny Sparkle con l’inconsueto e massiccio uso di sintetizzatori prende in parte le distanze dagli ultimi due album, 23 e Misery is Butterfly, anche se la componente melodica e morbida restano il filo conduttore.

Questo nuovo album è nato di getto o è stato il frutto di un lungo lavoro?
Penny Sparkle è stato risultato di un lavoro estenuante durato più di un anno, in quasi completo isolamento. Una situazione assurda. Sei mesi trascorsi in campagna nell’Upstate, luogo scelto da Amedeo. A casa di amici, dove non potevamo neppure suonare ad alto volume. E’ stato il risultato di una sequenza di eventi accaduti in un ordine strano. In campagna abbiamo creato i pezzi, i ritmi e le melodie. Nel frattempo  siamo stati messi in contatto con il duo svedese composto da Henrik von Sivers e Peder Mannerfelt, giovani ma molto risoluti, che Kazu ha raggiunto per registrare il primo pezzo Here Sometime.
La scelta degli strumenti?
Quella è avvenuta a New York, nello studio di Drew Brown. Si è creata una situazione di forte tensione che però ha dato dei risultati: un album non convenzionale, che non riusciamo ancora a classificare ma che sicuramente possiamo dire per noi completamente nuovo, che si stacca dai lavori precedenti. Drew Brown ci ha spinto a fare cose che non avremmo osato: abbiamo affittato strumenti nuovi, utilizzato tastiere vecchie, modificato il suono della batteria, per farlo diventare più secco, meno risonante.
Il vostro futuro marcia in questa nuova direzione?
Non lo posso dire. Il nostro impegno è ora quello di suonare questo nuovo album bene dal vivo. Capire come le vecchie canzoni si posso relazionare alle vecchie, migliorandole. E' come una lingua nuova, finché non la parli è difficile capire cosa succederà. In Penny Sparkle c’è sicuramente una maggiore cura dei bassi e una gamma di suoni più ampia. La musica va vissuta per essere capita, è una questione di tempo.
Dall’America arrivano suoni omologati, i Blonde Redhead che cosa ascoltano e ci consigliano?
Ci sentiamo molto legati ai The National. Ci piacciono I Grizzly Bear, i Department of Eagles, i Broadcast.
E dell'Italia che cosa vi piace o ascoltate?
Negli Stati Uniti non arriva molta musica italiana. Forse dovremmo essere noi più attenti e informarci di più (Simone e Amedeo vengono in Italia una o due volte l’anno, in occasione dei concerti, ndr). Siamo ancora legati alla componente melodica che la musica italiana esprime. Cantanti nuovi? Il nostro amico Pacifico, molto bravo, e gli Aftehours, che sono stati in tour negli Stati Uniti.
Il vostro album preferito? Quello a cui ti senti più legato?
Il primo La mia vita violenta, realizzato in uno dei momenti più belli della nostra vita, velocemente senza troppe sovrastrutture, senza pensarci. Il nostro sogno era diventare musicisti e nel mentre di lavori ne facevamo tantissimi: baby sitter, falegnami, vetrinisti da Armani.
Quando avete iniziato a suonare?
All’epoca della prima comunione, io la chitarra e Amedeo il flauto. Poi il flauto si è rotto e le cose sono cambiate.