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di Gabriele De Palma

La Performing Rights Society (PRS), la Siae britannica, ha stilato una top ten piuttosto insolita, quella delle canzoni più tristi di sempre. La classifica è stata realizzata tramite un sondaggio che ha coinvolto quasi 1800 persone e i risultati, discutibili come tutti quelli basati sul gusto personale, vedono le prime dieci posizioni tutte occupate da brani anglofoni.

Partendo dal fondo c'è Angels dell'ex Take That Robbie Williams; Unchained Melody di Todd Duncan (resa celebre dal film Ghost); Streets of Philadelphia di Bruce Springsteen (colonna sonora del film Philadelphia con Tom Hanks); Candle in the Wind di Elton John dedicata a Lady Diana; Drugs don't work dei Verve; With or without you degli U2; Nothing compare to you dell'irlandese Sinead O'Connor. Il gradino più basso del podio, per gli ascoltatori britannici, è occupato da Halleluja di Leonard Cohen; poco più in alto troviamo Tears in Heaven scritta da Eric Clapton per la tragica scomparsa del figlio di quattro anni. Ma la canzone che sommuove l'emotività e la tristezza più di tutte è Everybody Hurts dei R.E.M., ripresa recentemente da diversi artisti per una incisione benefica in favore della popolazione terremotate di Haiti. Ai REM, anche leggendo i commenti su YouTube nessuno riesce proprio a resistere e la maggior parte scoppia in lacrime. "La canzone è stata eseguita al matrimonio di mio nonno, e c'è stato bisogno delle canoe per uscire dalla sala" scrive un utente, e un altro incalza "questo brano mi fa sempre piangere, a volte ne ho abbastanza di questa vita, poi guardo i miei figli e i miei nipotini e riesco ad andare avanti, perché tutti soffrono talvolta, tutti piangono, ma teniamo duro".

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Ovviamente, come accade sempre in questo genere di classifiche, sono molte le canzoni anglofone che restano fuori dalla top ten ma che potrebbero tranquillamente trovarvi posto vista la loro natura malinconica. A iniziare da By this river di Brian Eno (usata nella colonna sonora del film La stanza del figlio di Nanni Moretti); molti brani di Billie Holiday, ad esempio Gloomy Sunday; Fruit Tree del tragico Nick Drake e almeno un paio di cantate del compositore inglese del sedicesimo secolo John Dowland (Flow my tears e In darkness let me dwell che anche Sting ha rifatto). E molte sono quelle non in inglese, tra cui l'indimenticabile Ne me quitte pas, Lili Marlene di Marlene Dietrich nel film L'angelo Azzurro.

Tuttavia, anche nella storia della musica leggera italiana ci sono molti pezzi strappalacrime: come non commuoversi ascoltando Vedrai vedrai o Lontano lontano di Tenco, o Amico fragile di Fabrizio De Andrè, o Insieme a te non ci sto più di Paolo Conte, o Ed io tra di voi di Charles Aznavour, rifatta da Battiato. Anche se ognuno ha la propria classifica delle lacrime, che dipende molto dalle esperienze personali oltre che da accordi, melodie e parole.

Guarda la playlist di alcune canzoni tristi italiane:

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