di Fabrizio Basso

Sapessi come è strano ritrovarsi in un albergo di Milano. Nello stesso hotel, in centro, Phil Collins che annuncia la (probabile) fine di una "grande carriera" e Carlos Santana, che invece a smettere di mordere le tavole dei palchi proprio non ci pensa. Entrambi sono leggende della musica. Uno dei più grandi chitarristi di sempre, Santana, uno dei più grandi batteristi di sempre, Collins. Solo che quest'ultimo, 40 anni di carriera 59 di età, ha voglia di serenità. E per portare avanti questo progetto di vita deve sganciarsi da regole antiche e ostili. Ma lui se lo può permettere. E comincia a rinunciare (quasi) in toto ai concerti.

Però, mister Collins, ci sono alcune date dal 22 al 25 giugno 2011 a New York: come la mettiamo?

Mi ha costretto, anzi convinto, la mia compagna. Fosse per me non so se le avrei fatte, sono stanco, mi sento un guerriero reduce da quattro decenni di lotte musicali e che ha bisogno di quiete.
Gli artisti amano lo scricchiolare del palco, lei lo fugge.
Non ho voglia di impegnarmi a lungo termine, mi piace la spontaneità. Sa che accadrebbe se dicessi al mio manager che sono pronto per un tour?
No, cosa?
Che mi chiederebbe: quando, per quante date, in quali luoghi...e la mia vita tranquillità finisce. Non ho voglia di avere l'esistenza programmata.
Perché assume una posizione così rigorosa?
Sono arrivato a un punto della mia vita che ho due figli piccoli. Ne ho cinque in totale, sono già nonno. E allora ho deciso di scegliere, ancora di più, di fare solo ciò che voglio. D'altra parte nessuno potrebbe dirmi di smetterla di fare musica.
Però questo disco è arrivato.
E' come un figlio arrivato per caso. Anche se, lo riconosco, ci pensavo da tempo. L'ho sempre desiderato un disco Motown. Bisognava aspettare il momento giusto. Lavoro da casa, ho uno studio: lì è il problema. La parte creativa è divertente ma poi, nella mia posizione, quando hai del materiale viene spontaneo tradurlo in disco. E finisce il divertimento. E allora io mi ribello e faccio a modo mio.
Se non fosse in Italia a promuovere Going back, che starebbe facendo?
Sarei a casa con i miei figli più piccoli a vedere un film o una partita di calcio, chessò Manchester United o Milan.
Come ha scelto i 18 brani del disco?
Sono i miei preferiti. Non sono il primo e non sarò l'ultimo a pescare nel repertorio Motown.
Da poco lo ha fatto anche Rod Stewart.
Lo so, mi ha anticipato di poco. Quando l'ho saputo ho temuto che non avesse più senso il mio disco.
Ma lei ha reinterpretato, non è caduto nella trappola cover.
Quando ci si appropria di brani altrui il rischio del confronto è reale. A meno che non si stravolga. Io ho ricreato il sound anni Sessanta con suoni più moderni. Un disco così fatto nella sua stagione non sarebbe risultato altrettanto bello. Non ne avrei avuto il tempo: ho iniziato l'avventura con i Genesis che avevo 19 anni e dunque solo al liceo potevo dedicarmi ai big della Motown con la complicità della mia band studentesca. Certo che per chi ascolta è un bel colpo sentire la musica, aspettare la voce di Stevie Wonder e invece arriva la mia.
Lei ha avuto problemi al braccio sinistro: come va quando è alla batteria?
La mia triste mano sinistra sta abbastanza bene. La prima volta che mi sono rimesso a suonare dopo l'intervento non riuscivo a impugnare la bacchetta, ho dovuto legarla alla mano per suonare. Ora va meglio.
I suoi figli che dicono del papà rockstar?
Sono nonno, la maggiore ha 38 anni: i miei figli più grandi sanno tutto di me e della mia storia. I due piccoli invece stanno scoprendo adesso i Genesis, li ascoltano in auto. E poi cantano Chuck Berry.
Sono proprio figli suoi! Lei è stato spesso accusato di non sapere, o volere, rischiare.
Fandonie. Ho fatto musical, ho prodotto, ho suonato in band con storie diverse. Ho fatto tantissime cose e sono orgoglioso di quasi tutte.
E davvero adesso ci lascia? Smette con concerti e dischi?
Per Going Back sono diventato un archeologo. Chiudo con un disco riempito da musica semplice, fatta con pochi accordi ma che diffondono una atmosfera magica.

Ma forse non abbastanza magica. Meglio la casa, i figli, la tivù, qualche session con gli amici del liceo. E poi qualcosa esce sempre. Un disco con calma, qualche concerto sporadico che non concede spazio alle ansie. E' sempre una questione di Philing.

Phil Collins in Going Back