di Marco Agustoni

Di bravi interpreti, oggi ce ne sono molti. Ma di bravi autori e, ancor di più, di bravi cantautori, se ne vedono decisamente bene. Fa quindi molto piacere l’esordio discografico di Roberto Amadé, Tutti gli incanti della vita, che ha visto riconosciuto il suo talento compositivo al Premio Bindi 2010, dove il suo brano A braccia aperte lo ha portato alla vittoria. Ne abbiamo parlato con lui in un’intervista.

Il suo è un album piuttosto insolito, in bilico tra pop e musica classica…
Sì, è vero. Le influenze da cui attingo al momento di scrivere vengono sicuramente dalla musica classica e e immagino che questo debba dare all’ascoltatore l’impressione di una compenetrazione tra classica e pop.

Tra l’altro, si tratta di influenze di famiglia…
Sì, mio padre è un contrabbassista stabile della Scala da più di trent’anni e quindi ho avuto l’enorme privilegio di nascere in una famiglia in cui la musica è tenuta in grande considerazione. Avere un professore di musica classica in casa mi ha permesso non solo di ascoltare tantissima musica classica, ma soprattutto di avere le basi compositive.

Prenderebbe in considerazione di dedicarsi alla musica classica pura?
Le mie ambizioni sono nella musica leggera, adesso. E poi penso che puntare alla musica classica sarebbe molto pretenzioso, da parte mia, perché mi confronterei con musicista che hanno una preparazione che non è minimamente paragonabile alla mia. Però la contaminazione mi piace tantissimo.

Tornando a Tutti gli incanti della vita, le va di parlarcene in breve?
Ho cercato di affrontare i vari aspetti della vita, ma senza mettermi nella posizione di cercare di insegnare niente a nessuno, anche perché sono ancora molto giovane. Ho voluto guardare il mio futuro e quello che può anche essere il futuro delle altre persone. Ho cercato di parlare l’amore per quello che si crea, per i progetti, per i figli…

Parliamo del Premio Bindi: una bella soddisfazione, vero?
Enorme, davvero. Anche perché io non avevo mai vinto niente nella mia vita. Mi sono trovato vincitore senza aspettarmelo, ho solo cercato di dare il meglio di me nella mia esibizione. E invece è arrivata la vittoria e anche il premio della critica e poi da lì sono anche cominciate una serie di belle collaborazioni che sto portando avanti anche adesso.

Secondo lei cos’ha voluto premiare la giuria, del suo lavoro?
Forse l’emozione che è venuta fuori dal brano e, spero, anche l’aspetto compositivo del brano stesso. Poi io mi sono anche messo a dirigere un pochino la piccola orchestra che c’era e forse questo li ha colpiti.

Parliamo del brano che è stato premiato, Braccia aperte
Braccia aperte è una ninna nanna, un brano che ho scritto per gioco anni fa e ho registrato con mio papà. È una ninna nanna in cui mi rivolgo a un ipotetico figlio e in cui parlo della coscienza che si ha del fatto che bisogna lasciare le persone che si amano, perché arriva un momento, prima o poi, in cui bisognerà farle andare per la propria strada. Ed è stato particolare il fatto che io l’abbia registrata proprio con mio papà, tra l’altro in casa, con la finestra aperta, gli uccellini, senza preoccuparmi troppo. Poi il mio discografico lo ascoltò tempo dopo e se ne innamorò a tal punto che decise di tenerlo così com’era.

Nel disco affronta anche un grande classico della musica leggera, Il cielo in una stanza: come mai questa scelta?
È nata perché durante i live mi divertivo a fare questa canzone tramite una loop station, che mi permetteva di fare delle sovraincisioni e creare un vero e proprio tappeto sonoro con la voce. Questo al pubblico piaceva molto e così abbiamo provato a farlo anche nel disco. E poi ho voluto omaggiare un grande come Gino Paoli che assieme a personaggi come Luigi Tenco ha lasciato un grandissimo patrimonio alla musica italiana.

Lei ha avuto anche un’esperienza come compositore di colonne sonore di film, con La terra nel sangue: come è successo?
Sì, quella è stata la mia prima esperienza con le colonne sonore. Si trattava di un film indipendente e ho avuto la possibilità di lavorare con grandi spazi. Adesso invece sto lavorando alle musiche di Lei dunque verrà, un film di Giorgio Pressburger, che è un grande regista di teatro, mentre lo sceneggiatore è Claudio Magris, che ha scritto il romanzo da cui è tratta la storia, che parla di Orfeo ed Euridice. Come compositore, è cominciata quasi per gioco. Ero a una cena e un regista ha sentito alcune mie musiche e mi ha chiesto di provare a musicare alcuni cortometraggi. Da lì è venuto fuori tutto il resto.

Lei si trova più a suo agio come compositore di colonne sonore o come cantautore?
Come cantautore, sicuramente!