di Camilla Sernagiotto

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Una serie televisiva diventata cult in una sola stagione si meritava una colonna sonora degna del suo nome: Romanzo Criminale il cd, disponibile da martedì 19 ottobre 2010, è un concept album che riunisce i nomi più interessanti del panorama musicale italiano. In televisione invece arriverà il 18 novembre su Sky Cinema e Sky Cinema HD.
Da Francesco Sàrcina de Le Vibrazioni a Il Genio, The Niro e i Rezophonic, sono tanti gli artisti della scena pop rock che hanno preso parte al progetto, mettendo in musica le varie voci della serie con brani originali inediti che si ispirano ciascuno ad un personaggio particolare.

Il Libanese, il Freddo, il Dandi: nessuno manca all’appello, nemmeno il commissario Scialoja, che ha avuto l’onore di essere portato sullo spartito dalla band Marta sui tubi.

Aspettando la seconda stagione di Romanzo Criminale (dal 18 novembre in onda su Sky Cinema e Sky Cinema HD), abbiamo incontrato Marco Bocci, alias il commissario Scialoja, e il gruppo che gli ha dedicato il brano Il commissario.

INTERVISTA AI MARTA SUI TUBI E A MARCO BOCCI

Come è nata la vostra partecipazione alla soundtrack della serie?
MARTA SUI TUBI: Quando ci hanno illustrato il progetto ci è piaciuta subito l’idea: costruire delle canzoni per ogni personaggio della serie ci è sembrata una cosa molto interessante, perché di solito partecipare ad una colonna sonora significa scrivere brani slegati dalla trama. Invece in questo caso si trattava di costruire il testo proprio su un personaggio, un esperimento molto interessante dal punto di vista concettuale.

Avete scelto voi il personaggio da mettere in musica oppure vi è stato assegnato?
MARTA SUI TUBI: Diciamo che era l’unico rimasto e ce l’hanno appioppato… non lo voleva nessuno! Scherzi a parte, ci è stato assegnato, ma l’avremmo scelto noi comunque: sappiamo che lui in questa serie non muore, quindi ci porta fortuna questa cosa!

Cambia l’approccio quando si tratta di un brano commissionato?
MARTA SUI TUBI: In un certo senso è un po’ più semplice, perché parti già da un’idea, da un nucleo centrale. Poi noi l’abbiamo completamente stravolto; comunque scrivere una canzone da zero è il nostro lavoro quotidiano (e non è semplice!), mentre in questo caso avevamo un punto di partenza, ossia il personaggio, il contesto e la storia.

Siete fan della serie?
MARTA SUI TUBI: Ci piace tantissimo, anche se con il nostro lavoro è difficile seguire qualcosa di seriale: guardi una puntata, poi ti perdi le altre due e così via. Eppure basta una sola puntata per capire che è una serie fatta molto bene sotto ogni aspetto, dalla fotografia alla costruzione dei personaggi.

Cosa ne pensate del brano Libanese il Re di Francesco Sàrcina, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’Album?

MARTA SUI TUBI: È una canzone bellissima, arrangiata molto bene e calza a pennello al personaggio.

Il brano Il commissario dei Marta sui tubi rispecchia il suo personaggio?
MARCO BOCCI: Ci sono alcune frasi all’interno che lo rispecchiano perfettamente, frasi che non mi erano mai venute in mente quando ho parlato del mio personaggio alle presentazioni e ai lanci della serie. Eppure sono così efficaci, così vere e così dirette che ho trovato molte cose in comune, molte affinità. È stato scritto bene, in maniera molto intelligente e soprattutto non superficiale.

Nella serie si sente “solo un poliziotto” (come le dice Patrizia all’inizio del videoclip)?
MARCO BOCCI: No, il mio personaggio è ingabbiato nella figura del poliziotto, dentro c’è un mondo però che non vuole e non riesce a far venir fuori, se non in maniera autodistruttiva.

Come ci si sente ad essere il bravo della serie ma il cattivo agli occhi dei protagonisti?
MARCO BOCCI: È un meccanismo strano, ambiguo: non rientra nell’immaginario del buono classico, perché pur di incastrare la banda lui diventa quasi come loro, si mette al loro stesso livello, commettendo anche svariati crimini.

Avrebbe preferito interpretare un altro personaggio oppure si sents a suo agio nei panni del commissario?
MARCO BOCCI: All’inizio avrei voluto interpretare chiunque altro tranne il commissario: sei hai l’opportunità di interpretare personaggi cattivi puoi sfogarti sul set mentre reciti, invece i personaggi ambigui e introversi come il mio hanno tutto un altro approccio. All’inizio è stato difficilissimo, poi gradualmente il personaggio mi ha appassionato, mi è entrato dentro.